Il primo giorno nella riserva di Pine Ridge

16 Luglio 2011, 15:20

Piove così forte che dalla tenda non riesco più a sentire i cavalli nel recinto. E dire che non sono lontani. Il vecchio Sioux me l'aveva detto che sarebbe stata una notte di diluvio. Me l'aveva detto con una sicurezza tale che non potevo non credergli e così mi sono preparato ad evitare che anche solo una goccia di pioggia di questo cielo Dakota rovinasse la mia seconda notte qui. Conviene riposare bene, i giorni sono lunghi e caldi qui a Manderson, South Dakota. E i Sioux al momento sono cordiali e simpatici, ma in cambio del vitto richiedono un duro lavoro.

 

Mi trovo a poche miglia da Pine Ridge, che dà il nome a questa riserva indiana, e ancora più vicino a Wounded Knee, posto diventato simbolo dei massacri perpetrati contro i nativi. Ecco, il fatto che il mio primo viaggio negli USA sia proprio da queste parti è curioso. C'è molta casualità in tutto questo, ma visto che chi scrive è appassionato di Cinema mi piace bullarmi dicendo che la sceneggiatura della mia vita ha voluto che conoscessi prima la terra dei nativi che altri posti americani.

 

Il mio, il nostro immaginario è colmo di Cinema. Molti sogni nascono da lì. Ed ecco che quando ho scoperto la possibilità di passare tre settimane in una riserva Sioux ho deciso che poteva essere una buona idea venire a “presentare” gli indiani del mio immaginario a quelli in carne ed ossa.

 

Il loro tipi, il tipi dei Sioux di cui sono ospite, è oggi una casa costruita con raffinate e al tempo stesso naturali tecniche di edilizia sostenibile. Ieri alle 13 locali c'erano circa 38 gradi fuori. Dentro al tipi non più di 20.

 

Accanto a loro una serie di volontari, bianchi, che come me cercano di dare una mano, di portare idee. E di ricostruire una piccola idea di tribù.

 

Ne parleremo. Ora sento che il vecchio Sioux mi sta chiamando. Ha bisogno di una mano. La pioggia si è fermata. Esco dalla tenda goffamente, lui non perde l'ennesima occasione di prendermi in giro perché sono troppo alto e poi mi chiede di aiutarlo a recuperare l'acqua caduta nella notte dai raccoglitori sparsi qua e là.

 

Anche se la schiena vorrebbe dormire ancora venti ore è impossibile dirgli di no.

 

Il vecchio Sioux mi è venuto a prendere all'aeroporto la notte precedente e durante le due ore di pick-up tra Rapid City e Wounded Knee mi ha intonato canti Sioux. Pelle d'oca. Fuori c'era una luna piena così grande che quasi sembrava un benvenuto, con una luce (l'unica per miglia) che lasciava intravedere le forme delle Badlands, luogo sacro Sioux in cui mi immergerò in uno dei prossimi giorni. Canti, cielo, terra. Ho chiesto al vecchio Sioux di fermarsi al primo spiazzo per lasciarmi espletare un bisogno altrettanto naturale.

 

Sì, avevo bevuto parecchia acqua in aereo, ma la verità è che me la stavo facendo addosso dall'emozione.

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