"Caro Mitt Romney..." Fareed Zakaria scrive al frontrunner repubblicano

Continua la disputa sul futuro della leadership globale americana

Una settimana fa ricordavo di come durante la campagna elettorale che portò alla sua elezione Barack Obama avesse esibito la lettura del saggio di Fareed Zakaria “L'Era Post-Americana”, nel quale si teorizza l'opportunità di adattarsi ad un nuovo mondo nel quale la leaderhip statunitense si ridimensione cedendo il passo a nuove potenze emergenti; e notavo come in questi giorni, in vista della campagna per la sua rielezione, il presidente sembri voler prendere le distanze da quella immagine, al punto da aver manifestato apprezzamento per il nuovo saggio di Robert Kagan contro l'idea del "declino" americano, nonostante l'autore lavorasse nello staff del suo avversario John McCain nel 2008 e lavori oggi in quello del favorito alla candidatura repubblicana, Mitt Romney.

Ebbene: giovedì lo stesso Fareed Zakaria, in un corsivo pubblicato sul Washington Post con il titolo "Il Mondo è cambiato, Signor Romney" è parso voler reagire ed ha tentato di rilanciare il proprio ruolo di ispiratore della visione di Obama in politica estera. Sorprendente lo ha fatto rivolgendosi direttamente all'aspirante antagonista di Obama: "Ora lei è di nuovo il front-runner, e la sua campagna sta tornando a concentrarsi sul Presidente Obama, vorrei richiamare l'attenzione su una frase che è stata da Lei utilizzata più volte: "Questo è un presidente che crede fondamentalmente che questo secolo è il secolo post-Americano". Lascio che sia il Presidente a spiegare in cosa crede, ma come autore del libro "L'Era Post-Americana", lasciche io mi assinceri che lei sappia esattamente che cosa sta attaccando".

Buona parte del corsivo è dedicata alla solita autodifesa di Zakaria, volta a rigettare l'etichetta di teorico del declino americano ("non il declino dell'America, ma l'ascesa degli altri"); segue una arringa da difensore d'ufficio della politica estera di Obama, che - scrive Zakaria - "è riuscita a preservare ed accrescere l'influenza degli Stati Uniti, proprio perché ha riconosciuto il ruolo di queste nuove potenze. E' andato in visita nei paesi emergenti e parla con ammirazione della loro ascesa. Ha sostituito il vecchio club occidentale e ha reso il G-20 il centro decisionale degli affari economici globali. Valorizzando le organizzazioni multilaterali, le strutture dell'Alleanza e la legittimità internazionale, ha ottenuto dei risultati. E' stata la collaborazione cinese e russa che ha prodotto sanzioni più severe contro l'Iran. E' stata la richiesta formale della Lega Araba dello scorso anno che ha reso possibile l'intervento occidentale in Libia".

Più che comprensibile che Zakaria, vistosi in un certo qual modo "scaricato", cerchi di recuperare con questa difesa d'ufficio che è in realtà un'autodifesa. Non era però destino che essa cadesse nel momento migliore: nel weekend è giunta la pessima notizia del veto di Cina e Russia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU che sbarra la strada ad una soluzione "multilateralista" della guerra civile che sta montando in Siria, il che ha rinnovato la sensazione che l'idea iniziale del "reset" obamiano abbia fatto il suo tempo, e che sia ora di voltare pagina... di un libro diverso.