"I Have a dream", vita e battaglie di un sognatore

Uno dei grandi leader dei diritti civili del XX secolo. Assassinato a Memphis il 4 aprile 1968

Martin Luther King Jr (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis 4 aprile 1968) è stato uno dei più importanti leader dei diritti civili del ventesimo secolo. Il suo nome viene accostato a quello di Gandhi, che aveva fatto del pacifismo lo strumento delle sue battaglie politiche. Martin Luther King si è schierato in prima linea per abbattere nell’America degli anni ’50 e ’60 ogni forma di pregiudizio e segregazione etnica. E’ stato il più giovane vincitore (35 anni) del premio Nobel per la pace, conferitogli nel 1964. Alla ribellione violenta egli contrapponeva l’ottimismo e l’amore, diversamente da altri gruppi, come ad esempio i seguaci di Malcom X, che non escludevano la lotta armata.

King sceglie di seguire l’esempio del padre, Martin Luther King Senior, e intraprende studi religiosi. A 25 anni, diventa il pastore della chiesa battista di Dexter Avenue a Montgomery, in Alabama. Una città del profondo sud americano dove la segregazione razziale era molto dura.

La prima vittoria per il giovane reverendo arriva nel 1956 quando la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi di trasporto pubblici. Con la sentenza terminò il boicottaggio dei bus di Mongomery da parte degli afroamericani, che lo stesso King e altri attivisti avevano organizzato e portato avanti per ben 385 giorni. La decisione della Corte scatenò le reazioni violente di gruppi di estremisti bianchi. Furono lanciate bombe contro chiese e case di molti pastori.

Nel 1957, King assieme a Ralph Abernathy e altri attivisti della comunità afroamericana fonda la Souther Christian Leadership Conference. Nell’organizzazione confluiscono molti gruppi di attivisti afroamericani che primi operavano autonomamente. King diventa uno dei leader principali del movimento per i diritti civili dei neri americani. Con la sua protesa non violenta cerca di scardinare tutte quelle norme di segregazione che erano in vigore negli stati del Sud.

Nel 1960 John F. Kennedy vince le elezioni. All’inizio il Martin Luther King nutre una certa diffidenza nei confronti del presidente democratico. Si dovrà ricredere quando fu arrestato durante le agitazioni in Georgia e rilasciato poco dopo grazie alle pressioni dei Kennedy. Nell’agenda del nuovo presidente si trovano ai primi posti i dritti civili della comunità afroamericana. Grazie agli appoggi della Casa Bianca, King e gli altri leader neri proseguono con successo le loro compagne nel Sud degli Stati Uniti.

Il 1963 è un anno cruciale per Martin Luther King. La campagna di Birmingham, in Georgia, entrerà nella storia. Dopo un anno di manifestazioni, di scontri con la polizia, di arresti, il movimento di King ottiene un enorme successo. Le leggi di segregazione vengono eliminate nella città che apre ai neri molti locali pubblici dove prima la loro presenza era proibita. Il 13 aprile, King è arrestato. Viene rilasciato poco dopo, e la protesa de neri prosegue ancora più intensa. Il 2 maggio è un giorno chiave. La polizia attacca i manifestanti, liberando i cani e utilizzando pompe antincendio contro la folla. Le immagini della battaglia fanno il giro del mondo. Gli Stati Uniti sono il teatro di brutali scene di violenza e razzismo.

La Marcia su Washington

Il presidente Kennedy cavalca l’indignazione dei fatti di Birmingham e presenta in Congresso un provvedimento per sancire pari diritti tra bianchi e neri d’America. Nel frattempo, King e altri leader afroamericani guidano nella capitale degli Stati Uniti la “marcia per il lavoro e le libertà”, che entrerà nella storia americana come la “marcia su Washington”. Il 28 agosto 1963 confluirono davanti al Lincoln Memorial più di 250mila persone. King pronunciò il suo memorabile discorso “I Have a Dream”, uno dei punti più alti dell’oratoria americana. La marcia fu uno straordinario successo. Non ebbe però quel carattere di scontro e rivolta che altri leader neri desideravano. Malcom X, che non partecipò, la definì “Farce on Washington” (la farsa su Washington). Ad ogni modo King fece richieste precise al governo. Chiese, tra le altre cose, la fine della segregazione razziale nelle scuole, la tutela di fronte agli abusi della polizia, uno stipendio minimo di 2 dollari.

L’assassinio di Kennedy (22 novembre 1963) è uno sconvolge gli Stati Uniti ed è uno schock anche il Martin Luther King. Superato il momento di sconforto, il leader continua a portare avanti la sua battaglia.

Il 1964 è l’anno della consacrazione di King. La sua figura diventa un punto di riferimento per tutti gli attivisti del mondo. Gli viene conferito il premio Nobel per la pace. Incontra papa Paolo VI, che gli dà il pieno appoggio. Si allontana sempre di più dall’altro leader di spicco di quegli anni, Malcom X, fautore di una linea politica violenta e aggressiva. L’ascesa di Malcom X all’interno della Nation of Islam la porta ad un insanabile contrasto con il pastore. Le due figure ormai sono inconciliabili. La Noi era una setta islamica nazionalista ( auspicava la creazione di una grande nazione nera e disprezzava i non-neri) in aperto contrasto con il movimento di King.

King organizza altre marce importanti nel 1965. Quella del 7 marzo a Montgomery, in Alabama viene ricordata come il “Bloody Sunday”. I manifestanti furono aggrediti da poliziotti e bande di bianchi. Fu una tappa fondamentale per il movimento. Le immagini dello scontro , la brutale violenza contro la folla pacifica, colpirono ancora l’opinione pubblica americana che si rese conto pienamente del dramma del razzismo.

Nel 1966 King porta la sua battaglia a Chicago dove organizza una serie di manifestazioni. I leader del movimento si resero contro che la situazione in questa città del Nord non era molto migliore di quella affrontata negli Stati del Sud. King fu colpito da un mattono mentre marciava in testa a un corteo. E in generale i manifestanti erano spesso insultati e aggrediti dai bianchi.

Il 1968 è l’anno delle proteste contro la guerra del Vietnam. King, in piena guerra fredda, accusa il governo americano di sprecare risorse in armamenti invece di occuparsi dei poveri. Fonda il movimento “Poor People Campaign”, domandando aiuti economici per le fasce più deboli della popolazione. Il Congresso approvò un progetto di legge per tutelare i poveri.
Ma in definita questa iniziativa di King ebbe risultati scarsi. L'insuccesso, gli fece perdere consensi tra gli afroamericani. Nacque, basandosi sul pensiero di Malcom X, il movimento del “Black Power” , ostile a King. Il Black Panter Party rifiutava l’idea dell’integrazione razziale.

Intanto King riceveva minacce di morte sempre più frequentemente. Il tre aprile del 1968 arriva a Memphis. Si stabilisce al Lorraine Motel. Alle 6 di mattina del 4 aprile, sul balcone del secondo piano dell’albergo, è centrato da un colpo di un fucile di precisione. Muore poco dopo.  Nel suo ultimo discorso, pronunciato meno di 24 ore prime di essere ucciso, aveva previsto la sua morte. guarda il video