"Il manifestante" è la persona dell'anno per Time

Per la rivista, protagonista del 2011 è chi ha partecipato alle proteste

"The Protester", il manifestante, è l'uomo dell'anno 2011 per il settimanale americano Time perchè è tornato a essere "colui che fa la storia". Dalla Primavera araba, a Madrid, Atene, New York, con Occupy Wall Street, alle proteste in corso a  Mosca, il vero protagonista dell'anno è chi ha preso parte attiva alle manifestazioni.

Kurt Andersen, autore dell'articolo che motiva la scelta, ripercorre le tappe fondamentali dei movimenti rivoluzionari che hanno animato il 2011 a partire dallo scorso 17 dicembre, quando in Tunisia Mohamed Bouazizi si è dato fuoco, accendendo la scintilla delle rivoluzioni nei Paesi arabi. "Tra gli egiziani che ho incontrato", spiega Andersen, "c'è accordo assoluto sul fatto che la Tunisia sia stata la spinta della loro rivoluzione". Riportando le parole di uno dei leader delle manifestazioni del Cairo, in piazza Tahrir, Andersen afferma che la lezione tunisina non è stata solo di ispirazione, ma anche fondamentale a livello pratico, "come un manuale su come rovesciare un regime pacificamente".
Secondo Time, il manifestante merita il titolo di "persona dell'anno" perchè "il 2011 è stato diverso da ogni anno dal 1989 in poi", ma "più straordinario, più globale, più democratico", dato che nel 1989 il disfacimento dei regimi è risultato "da una singola disintegrazione centrale", che da Mosca ha condizionato tutto il sistema. "Quindi", continua Andersen, "il 2011 è stato diverso da ogni anno fin dal 1968, ma più consequenziale", perchè più manifestanti si sentono fortemente coinvolti. Il confronto tra il 2011 e il passato si arresta solo al 1848, "quando una protesta di strada a Parigi si è trasformata in una rivoluzione di tre giorni, che ha trasformato la monarchia in una repubblica democratica".
Dagli anni Novanta a oggi, secondo Time, tolte alcune eccezioni, come le "manifestazioni che hanno aiutato a porre fine all'apartheid in Sud Africa nel 1994”, l'attività di protesta è stata pressoché inesistente. Durante questi anni "c'erano abbastanza soldi" da fare sentire la gente contenta, " ma ora la crisi finanziaria senza fine e la stagnazione economica li fa sentire come dei perdenti".

Quello che accumuna "le persone dell'anno", i manifestanti del 2011, è la "convinzione che il sistema politico e l'economia dei loro paesi siano cresciuti in maniera corrotta e anomala". Ma ancora più caratteristico dei protagonisti delle recenti proteste, secondo Andersen, è l'uso di Internet. "Nel Medio Oriente e nel Nord Africa, in Spagna, Grecia e New York, i social media e gli smartphone non hanno rimpiazzato i confronti sociale faccia a faccia, ma li hanno favoriti e potenziati". Tutto torna per il Time, perchè l'anno scorso l'uomo dell'anno era stato il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

Rispetto alla Primavera araba, poi, si è rivelato essenziale un altro strumento, meno innovativo dei social network: la trasmissione di notizie in televisione 24 ore su 24. Interrogando un manifestante islamico sul perchè la rivoluzione in Tunisia non sia scoppiata dieci anni prima, Andersen ha ricevuto una risposta molto chiara "Al-Jazeera e Internet hanno fatto la differenza, specialmente al-Jazeera, tutti guardano la TV".

Considerando l'importanza dei nuovi mezzi di comunicazione, Time conclude che "il più grande contributo dell'America nel XXI secolo per fomentare la libertà negli altri paesi, non è stato imporla militarmente, ma renderla possibile tecnologicamente".