Il dubbio di analisti e commentatori: basterà?

Tutti riconoscono la rivincita di Obama nel secondo round, ma pochi si sbilanciano a pronosticare che sia sufficiente ad invertire la tendenza innescata dal flop nel primo dibattito

Se il punto di partenza, per valutare l'esito del secondo faccia a faccia tra Barack Obama e Mitt Romney, è quello proposto ieri da Jonathan Chait sul sito del New York Magazine, ossia che il flop di Obama nel primo dibattito era consistito nell'apparire al contempo sia troppo poco aggressivo sia troppo poco "presidenziale", e che quindi sarebbe stato per lui pressoché impossibile ieri sera recuperare su entrambi i fronti, allora la performance del presidente nel "town-hall" di ieri sera è stata perfetta: Obama è infatti parso aver recuperato la grinta che gli era mancata il 3 ottobre a Denver, ma al contempo è anche risultato più "presidenziale" dell'avversario. Inoltre non ha commesso alcuno scivolone (mentre Romney ha infilato almeno una gaffe, anche se non catastrofica: quella sui "faldoni pieni di donne" da assumere quando era governatore del Massachusetts); e dal braccio di ferro su quella che per lui era prevedibilmente la questione più insidiosa, ossia quella delle sue dichiarazioni dopo la tragedia di Bengasi, e uscito a testa alta (seppure con un discutibile "aiutino" della moderatrice, che potrebbe anche aver indispettito qualche spettatore/elettore di troppo).

 I commenti che circolano a caldo sono tuttavia molto cauti nello stimare l'impatto che questa vittoria avrà sulla campagna elettorale. Certamente la buona prova di Obama ha riattizzato la sua base, che era rimasta demoralizzata dal disastro del primo round. Uno per tutti: quello che nella blogosfera è ormai il fan di Obama passionale per antonomasia, ossia Andrew Sullivan, dopo aver lanciato poche ore prima del dibattito il suo ultimo grido di dolore su come il presidente si stava "facendo rapidamente scivolare via la rielezione", stanotte nel post-dibattito esultava assegnando "gioco, partita e incontro" al suo beniamino, e proclamando che questa vittoria porrà fine al momentum favorevole a Romney. Ma per mettere assieme i voti necessari a vincere un secondo mandato, Obama ha bisogno di strappare qualche voto anche fra i mitici "indecisi": quegli elettori che - contrariamente a Sullivan - seguono la partita dalla tribuna e non dalla curva. E a questo proposito ancora quasi nessuno si sbilancia nei pronostici. Nell'editoriale del New York Times di stamattina si afferma che gli elettori che guardando il primo dibattito si erano fatti l'idea che Romney fosse quello con le idee e Obama quello con le pile scariche, guardando il dibattito di ieri sera hanno cambiato idea. Ma si tratta di un caso isolato: al riguardo prevalgono i dubbi e la prudenza. 

Su Time, ad esempio, Mark Halperin nella sua tradizionale "pagella" assegna ad Obama un voto più che sufficiente per essere riuscito a rimettere al centro del dibattito i programmi e i difetti personali dello sfidante, distogliendo l'attenzione dalle proprie promesse elettorali passate e future, e boccia Romney per non aver saputo replicare lo stile brillante ed accattivante del primo dibattito, ma lascia aperta la porta al dubbio che i suoi toni aggressivi e litigiosi possano risultare molto meno sgraditi alla gente comune di quanto non lo siano stati per gli addetti ai lavori del circo mediatico; mentre il suo collega Joe Klein, altro grandissimo esperto di campagne elettorali, afferma che quello di ieri sera è stato tutto sommato il classico dibattito dal quale non è affatto chiaro chi sia uscito veramente vincitore, e chi sconfitto - nell'unica cosa che conta veramente, ossia nell'influenzare i pochi elettori "veramente indecisi" ancora in circolazione.

Lo stesso dubbio è condiviso anche da Chris Cillizza del Washington Post, il quale mette Obama tra vincitori della serata e Romney tra gli sconfitti, ma in conclusione pone il quesito cruciale: "riuscite a dire, a muso duro e senza esitazione, che in questo dibattito c'è stato un qualcosa - vuoi nello stile, vuoi nella sostanza - che potrebbe convincere un elettore indeciso a rompere gli indugi in un senso o nell'altro? Ecco, nemmeno noi".

Idem secondo Nate Cohn, il sondaggiologo della rivista di sinistra The New Republic: "Chi avesse deciso che Romney è uno in gamba dopo il primo dibattito, probabilmente adesso mantiene la stessa sensazione. Romney è pur sempre apparso in grado di sostenere il ruolo di presidente, e un elettore indeciso che prima di ieri sera fosse aperto alla possibilità di votare per lui manterrà probabilmente quella stessa apertura domattina. Di fatto il sondaggio-lampo della CNN dice che una la porzione di elettori che si sono dichiarati inclini a votare per Romney dopo questo dibattito è sostanzialmente uguale a quella degli elettori che si sono dichiarati inclini a votare per Obama". In effetti in quel sondaggio a caldo la netta maggioranza degli intervistati ha dichiarato di ritenere che Obama è stato il vincitore del dibattito, e stamattina molti titoli si fermano a questo dato; ma lo stesso sondaggio ne contiene altri che inducono alla prudenza: oltre a quello, fondamentale, citato da Cohn, c'è ad esempio quello su chi sia apparso "leader più forte", o quello su chi abbia prevalso nel dibattere le questioni economiche: in entrambi i casi, gli intervistati si sono pronunciati in netta prevalenza per Romney. Secondo Sam Feist, il capo della redazione di Washington della CNN, questo sondaggio parlam di un pareggio, perché Obama esce vincitore di misura nel giudizio complessivo, ma Romney è vincente su tutte le singole specifiche questioni cruciali:

Forse non ha tutti i torti Rich  Lowry, il direttore della conservatrice National Review, quando afferma che "Ad oggi il dato saliente che emerge dal complesso dei due dibattiti visti nel loro insieme è che Mitt Romney si è piazzato come una alternativa credibile con un programma credibile". E' in fondo la stessa sensazione condivisa a caldo su Twitter dal grande capo di BuzzFeed Ben Smith, un addetto ai lavori per nulla  sospettabile di faziosità a favore del candidato repubblicano: "Anche stavolta Romney ne è uscito apparendo come uno che potrebbe essere presidente, che probabilmente è la cosa più importante".

D'altro canto è pur vero che nella gran parte dei decisivi swing-State Romney negli ultimi giorni aveva guadagnato terreno ma non ancora abbastanza per passare in testa: ad Obama basterebbe spostare il trend di pochissimo per riuscire, magari per il rotto della cuffia, a non farsi scippare la rielezione. Solo i sondaggi dei prossimi giorni consentiranno di esprimere qualche stima non campata in aria; per ora l'unica certezza è che Obama abbia mantenuto aperta una partita che, se non fosse uscito vincitore da questo dibattito, si sarebbe quasi certamente chiusa in favore del suo avversario. Il che però non toglie, per dirla con le parole di John Cassidy del New Yorker, che questa ha tutta l'aria di essere rimasta "una gara sul filo di lana, ed una in cui Obama non può permettersi il minimo passo falso".