Prezzo del mais alle stelle: allevatori contro produttori di etanolo

La siccità ha portato allo scontro tre grandi settori agro-alimentari

La siccità che ha colpito l’America ha finito per mettere contro tre grandi settori agro-alimentari: gli agricoltori produttori di mais, gli allevatori e le raffinerie di biocarburanti. Tutti e tre, in quanto utilizzatori di mais, cercano di proteggere i propri interessi.

Il mais viene utilizzato per la produzione dell’etanolo, carburante vegetale che abbatte l’inquinamento; ma il suo massiccio utilizzo ne ha sottratto buona parte, soprattutto in questo momento, agli allevatori di bestiame che hanno visto aumentare il prezzo. L'industria della carne, sostenuta da diversi governatori e parlamentari, ritiene che la quota di mais destinata all’etanolo, molto sostenuto dall’amministrazione Obama, abbia distorto il mercato dei cereali, con prezzi molto alti che i piccoli allevatori non posso più permettersi. Prezzi alti che ovviamente si riversano anche sull’uso alimentare.

Secondo l'industria dell’etanolo, il suo consumo di mais è sceso del 12 per cento dall'inizio dell'estate e la produzione di etanolo è la più bassa da due anni. Intanto, al centro della contesa vi sono i produttori di mais, che grazie alla scarsità di materia prima, hanno fatto lievitare il prezzo di vendita. Garry Niemeyer, presidente dell'Associazione nazionale coltivatori di mais, in una dichiarazione ha cercato di spiegare come la sua associazione sia preoccupata per gli allevatori nazionali ed esteri, ma anche per l'industria dell'etanolo. Infatti molti dei produttori di mais sono anche produttori di etanolo. Dalla Casa Bianca, il presidente Barack Obama preferisce non intervenire in questo momento elettorale, ma in Iowa un suo portavoce, Jennifer Psaki, ha solo rimarcato l’attenzione del presidente all’etanolo come driver per un’economia sempre più green. 

Il 10 agosto scorso, il dipartimento dell'Agricoltura ha detto che il raccolto di mais di quest’anno e’ il più povero degli ultimi sette anni. Minore produzione dunque significa danni per tutta la filiera che utilizza il cereale e ingenti danni economici che dovranno essere equamente ripartiti.

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