A cena con Barack Obama nell'Upper East Side

Cronaca (e contabilità) della serata newyorkese di un presidente very cool a caccia di finanziamenti elettorali

Che cosa fa un presidente per raccogliere finanziamenti per la campagna della sua rielezione? Molte cose; questa, ad esempio, è la cronaca - e il bilancio - della serata che Obama ha trascorso giovedì a New York, di rientro dalla Florida.

Primo evento: alle cinque del pomeriggio da Daniel, ultrafichissimo ristorante dell'Upper East Side, il quartiere più elitario di Manhattan. Aperitivo per molti ma non per tutti: cento donatori membri della locale comunità ebraica. Organizzatore dell'evento: Edward I. Koch, il sindaco di New York negli anni Ottanta, il quale l'anno scorso, convincendo molti elettori ebrei del Queens e di Brooklin a votare il candidato repubblicano Turner, era stato tra i principali artefici della cocente sconfitta dei democratici nelle elezioni suppletive, e minacciò pure di proseguire la rappresaglia in occasione delle presidenziali, ma poi deve aver ottenuto un lauto zuccherino dato che dopo meno di due settimane era già rientrato nei ranghi. Tariffa iminma: 5.000 dollari a testa. Incasso minimo: cinquecentomila dollari.

Secondo evento: sempre lì da Daniel, nella stanza accanto. Un aperitivo-bis, più ristretto - solo 60 persone, stavolta - ma composto da supporter tre volte più generosi - 15.000 dollari a testa. Incasso minimo garantito: novecentomila dollari.

Terzo evento: cenetta intima a casa del regista Spike Lee, una palazzina di mattoni a pochi isolati da lì, sempre nell'Upper East Side degli straricchi. Quarantacinque persone, tutte estremamente munifiche: tariffa minima ben 35.800 dollari a cranio. Una cosa intima, in sala da pranzo, dieci tavoli da dieci persone l'uno. Trecentocinquantottomila verdoni a tavolo, insomma. Tra i commensali la cantante Mariah Carey, suo marito Nick Cannon, l'ex cestista dei Knicks Allan Houston. La cronaca più genuina la trovate direttamente sul profilo Twitter del padrone di casa: "Il Presidente Obama stasera ha raccontato che la prima volta che invitò fuori Michelle la portò a vedere il mio film "Fa' la cosa giusta". E io: "Meno male che non l'ha portata a vedere "A spasso con Daisy!"". Clima festoso e intimo, foto di gruppo come ad una prima comunione. C'è pure la foto dell'ospite d'onore che riceve dal padrone di casa un sontuoso presente: non oro, nè incenso, nè mirra, bensì - forse anche meglio per un grande fan dei Chicago Bulls - le scarpe di Michael Jordan (ammappalo che piroghe, ma che numero porta? Il 67?). Il bilancio lo fornisce tutto fiero il buon Spike: racimolati 1,6 milioni di dollari (salute!).

Quarto ed ultimo evento: dopocena musicale al teatro Apollo, ad Harlem. L'Apollo è un vero e proprio pezzo di storia della cultura afroamericana, lì si sono esibiti tutti i miti della musica soul. Uno di loro, Al Green, si è esibito giovedì per il Presidente. Questo era l'evento più popolare, mirato ai più giovani e meno danarosi: il bliglietto costava 200 dollari, che però moltiplicati per 1.400 persone fanno 280mila verdoni. Guardatevi i filmati su nomfup e diffidate delle cronache che circolano, altrimenti finirete per credere veramente che Obama abbia cantato per più di dieci secondi...