Abusi sessuali sulle ginnaste, l'inchiesta dell'Indianapolis Star mette sotto accusa l'intero sistema

La federazione statunitense non avrebbe protetto le bambine. Mancanza di controllo e cultura del segreto hanno permesso ai predatori sessuali di abusare per anni delle atlete, di palestra in palestra

Jenny Brannan rispose al telefono e 20 anni di paure tornarono in superficie, con la prima domanda del suo interlocutore: "Sa chi è Ray Adams?". Quella donna del Missouri aveva trascorso la maggior parte della sua vita cercando di dimenticare quel nome. Nel 1993, quando aveva 12 anni, accusò il suo carismatico allenatore di ginnastica di aver abusato sessualmente di lei. Ma il caso non arrivò mai in tribunale.

Anni dopo, nel 2013, un procuratore della Florida le chiede di condividere la sua storia e di testimoniare in tribunale, perché Adams continuava a fare del male. Brannan venne così a sapere che Adams era stato accusato da altre 15 ragazze. Nel corso degli anni, aveva lavorato almeno in una dozzina di palestre di quattro Stati e era stato licenziato almeno sei volte. Eppure, in qualche modo, Adams ha continuato a ottenere incarichi di lavoro, anche in palestre d'élite dove si formano le migliori atlete della federazione statunitense di ginnastica, finché non è stato condannato a 20 anni di prigione perché in possesso di materiale pedopornografico a livello federale e a 15 anni (da scontare contemporaneamente) a livello statale, in Florida, per molestie.

Il caso di Adams, più di ogni altro tra quelli sollevati dalla lunga indagine dell'Indianapolis Star, dimostra le ampie carenze nell'apparato di controllo della federazione statunitense di ginnastica e la cultura del segreto che ha permesso ai predatori sessuali come Adams di continuare ad allenare e a molestare bambine. Secondo l'inchiesta del quotidiano, almeno 368 ginnaste bambine avrebbero subito abusi sessuali per mano di allenatori, proprietari delle palestre o altri adulti che hanno lavorato nel settore della ginnastica statunitense, dal livello amatoriale a quello olimpico, negli ultimi due decenni. Il quotidiano ha studiato centinaia di denunce e cause in tutti gli Stati Uniti, oltre ad aver intervistato più di 100 tra atleti, allenatori, procuratori, avvocati, poliziotti e proprietari di palestre.

L'inchiesta ha fatto luce, oltre che sulle molestie di Adams, su bambine fotografate nude dagli allenatori, su quattordicenni che sono state molestate o hanno avuto rapporti sessuali con i coach. Uno dei problemi emersi dall'inchiesta è che i colpevoli hanno potuto continuare ad agire indisturbati, da palestra a palestra, perché una volta scoperti venivano solo licenziati, dato che i proprietari delle strutture avevano paura che, denunciandoli, avrebbero ricevuto una pubblicità negativa e gli affari sarebbero diminuiti. Il quotidiano ha poi criticato la federazione di ginnastica statunitense, che avrebbe spesso trattato con scetticismo le accuse delle atlete, evitando di denunciare i casi. Nel complesso, secondo il quotidiano, gli eventi successi in questi ultimi due decenni portano a una cruda realtà: le palestre americane hanno fallito a tutti i livelli e sono state incapaci di proteggere le bambine sotto la loro supervisione.

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Le società europee fanno gola alle controparti internazionali, soprattutto americane, che si sono buttate sul mercato a caccia di affari sulla scia del rally azionario seguito alla vittoria di Donald Trump alle presidenziali dello scorso novembre. Da capire se lo slancio continuerà nei prossimi mesi, visto anche il rallentamento delle ultime sedute, ma per il momento i dati lasciano poco spazio ai dubbi: stando ai dati di Thomson Reuters, riportati dal Financial Times, nel primo trimestre 2017 le operazioni di fusione e acquisizione in Europa hanno complessivamente toccato i 215,3 miliardi di dollari, in rialzo del 16% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e il massimo dal 2008 per il periodo nella regione.

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