Accordo di Parigi sul clima, Trump lascia il mondo sospeso

Secondo i media americani è quasi certo: gli Usa ne usciranno. Ma ci sono ancora speranze. L'accordo è stato firmato alla fine del 2015 e prevede il taglio del 26-28% delle emissioni di gas serra entro il 2025 rispetto ai livelli del 2005

Il presidente americano, Donald Trump, sta lasciando il mondo sospeso sulla possibile uscita degli Stati Uniti dall'accordo sul clima di Parigi. Nonostante abbia detto che annuncerà la sua decisione finale nei prossimi giorni, alcuni media americani sostengono che abbia già deciso di ritirare Washington dagli impegni presi alla fine del 2015 dall'amministrazione di Barack Obama. Gli Usa firmarono il documento insieme ad altri 195 Paesi, 147 dei quali lo hanno già ratificato.

Un ritiro degli Stati Uniti sarebbe un colpo profondo agli sforzi della comunità internazionale per fermare i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Al documento di Parigi si era arrivati dopo una lunga trattativa tra l'amministrazione Obama e la Cina, i due principali produttori di gas serra. Ma sembra ci siano poche speranze di continuare in questa direzione, tagliando in modo notevole le emissioni inquinanti, visto che mancherebbero soltanto i dettagli del piano di ritiro della Casa Bianca. Gli Stati Uniti - secondo produttore di gas serra dopo la Cina - si sono impegnati a diminuire le emissioni del 26-28% rispetto i livelli del 2005 entro il 2025. Ma nel corso della sua campagna elettorale, il presidente Usa si è più volte espresso contro l'accordo, sostenendo che i cambiamenti climatici sono un imbroglio.

Da quando è entrato alla Casa Bianca, però, Trump ha dato segnali contraddittori sul tema, mettendo in posizioni centrali del suo governo persone con posizioni opposte, dal segretario di Stato, Rex Tillerson, che tende a sostenere l'accordo, al capo dell'Environmental Protection Agency, Scott Pruitt, uno dei più accaniti oppositori del documento. Lo stesso portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha lasciato i giornalisti senza parole: ha detto di non aver mai chiesto a Trump se crede che le attività umane siano responsabili dei cambiamenti del clima. C'è poi la figlia Ivanka, e ancora Gary Cohn, capo dei consiglieri economici di Trump, che vorrebbero che gli Stati Uniti restassero nel trattato.

Ci sono infine colossi come Apple e Google, ma anche gruppi petroliferi come BP, Shell ed Exxon Mobil che non voglio un ritiro degli Usa. Infine c'è il resto dei paesi del G7, che a Taormina si sono espressi a favore dell'accordo sul clima e hanno fatto pressioni affinché anche gli Usa continuino su questa strada. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, si è smarcata sostenendo che sul clima l'Europa deve prendere la sua posizione, che è chiaramente pro Parigi. Intanto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha mandato un messaggio chiaro a Trump. "Il mondo è un disastro" e gli effetti dei cambiamenti climatici sono pericolosi e stanno aumentando giorno dopo giorno.

Ma sembra che ci sia uno spiraglio: la settimana scorsa Cohn ha detto che la posizione di Trump sul tema "si sta evolvendo". Allo stesso tempo il segretario alla Difesa, Jim Mattis, ha sottolineato che la posizione di Trump è aperta e che prende in considerazione tutti i pro e i contro dell'accordo.

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