Cibo e calcio: la food editor Licia Granello si racconta a New York

A Casa Italiana Zerilli Marimò si è parlato di cibo italiano di alta qualità, dal gelato alla pizza, con ospiti ormai conosciuti in città

Utilizzare la passione per il cibo per sensibilizzare il pubblico sulle pietanze che hanno reso l'Italia famosa in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti. E' stato questo l'obiettivo di "Pane Nostrum", un evento organizzato da Casa Italiana Zerilli Marimò a New York. Protagonista è stata la giornalista e food editor Licia Granello. Ma sul palco c'erano anche l'imprenditrice nel settore del gelato Monia Solighetto, il giornalista ed editorialista Alberto Flores d'Arcais e il manager di Eataly a New York Dino Borri.

Granello, che ha appena pubblicato il suo nuovo libro "I sapori dell'Italia dalla A alla Z", non appena può viene a New York, la sua "città del cuore". "Ho cominciato ad essere una gourmet quando mia madre era incinta" spiega la Granello divertita. La scrittrice è cresciuta in una famiglia in cui il cibo era veramente importante, tanto che lei ha dedicato il suo primo libro ("Mai fragole a dicembre") al padre che le ha insegnato tanto sul cibo, e che diceva sempre "Potremo anche essere poveri ma in questa casa avremo solo olio extra vergine, prosciutto crudo San Daniele e il vino della migliore qualità".

La famiglia Granello era anche molto appassionata di calcio. Da qui la connessione tra le due cose: cominciando con una carriera da giornalista di calcio, ha sempre mantenuto una grande passione per il cibo. Seguendo l'Ac Milan la giornalista era costretta a viaggiare molto, avendo la possibilità di assaggiare diverse cucine. A quarant'anni Licia si è resa conto di essere troppo grande per scrivere ancora di calcio, "Avevo un modo empatico di parlare di calcio, mi piaceva guardare oltre al gesto tecnico, le espressioni, le anime delle persone. In quella circostanza stavo parlando di un giocatore di vent'anni in meno di me, avrei potuto essere sua madre".

Nonostante lo scetticismo di chi non credeva che lei potesse abbandonare il calcio per diventare una food editor, il suo desiderio si è avverato. Tutto grazie alla sua proposta di pubblicare su Repubblica un'intera pagina sulla differenza tra il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. E così anche gli scettici hanno riconosciuto che stava diventando una food editor.

"Mi ha davvero insegnato qualcosa", ha dichiarato Borri riferendosi a Granello. Il manager di Eataly a New York dal 2008 fa parte di coloro che stanno facendo un grande sforzo per diffondere la cultura del cibo italiano in un Paese in cui c'è ancora lavoro da fare.

La giornalista ha raccontato come ha incontrato Monia Solighetto, o meglio la gelateria di proprietà della sua famiglia. E' successo qualche anno fa, quando si trovava a Seregno per presentare uno dei suoi libri. Già in quella circostanza la food editor era rimasta impressionata dalla freschezza dei prodotti e dalla lista degli ingredienti messa bene in evidenza, cosa che non tutti gli artigiani del gelato fanno.

Dopo anni Granello è stata contattata da Solighetto che aveva appena aperto il suo Albero dei Gelati a Brooklyn (New York) con il marito Alessandro. Per caso la giornalista in quel periodo si trovava a New York e quindi l'incontro. Monia e il marito hanno deciso di produrre in America la stessa qualità di gelato del loro negozio vicino Milano, ma utilizzando prodotti di altissima qualità provenienti da produttori americani che i due hanno cercato con dedizione per tutto lo Stato di New York. La cosa importante per loro era trovare persone che non scendessero a compromessi sulla freschezza del prodotto, che rispettassero i diritti dei loro dipendenti e che non inquinassero il terreno con fertilizzanti o simili. Trasparente la soddisfazione di Solighetto che ha dichiarato: "Tutti i clienti sono appassionati alla nostra storia, ci ascoltano, sono interessati ad imparare nuove cose sul cibo, è un nostro dovere spiegare quello che c'è dietro a ciò che produciamo".

Piacevole sorpresa quella dell'arrivo di Rosario Procino, uno dei due manager di Ribalta, la pizzeria napoletana tra le più famose a New York. Procino, che come gli altri si batte per mantenere altissima la qualità del prodotto, ha spiegato: "Quando la pizza è fatta con gli ingredienti giusti non ti fa sentire gonfio o assetato". Procino ha sottolineato il grande interesse per la freschezza dei prodotti, perché "quando hai un ristorante, vivi nel ristorante, quindi mangi lo stesso cibo che dai ai clienti". Oltre alla ricerca dei prodotti migliori che si possono acquistare in America e altri direttamente dall'Italia, la regola chiave per una buona pizza, imprescindibile per il manager di Ribalta, sono i lunghi tempi di lievitazione, che vanno dalle 72 ore o più.

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