Addio a Theodore Roszak, storico che coniò il termine controcultura

Aveva analizzato la rivolta degli anni Sessanta

Si è spento, all'età di 77 anni, Theodore Roszak, lo storico e critico sociale che coniò il termine "controcultura". Stando a quanto riporta oggi il Los Angeles Times, Roszak, docente di storia alla California State University, è morto lo scorso 5 luglio a Berkeley, in California, per un cancro.

Nel 1969 aveva pubblicato il testo “La nascita di una controcultura”, una profonda analisi sulla rivolta degli anni Sessanta. Nel libro si può leggere che “i giovani erano una sorta di espressione di una cultura così radicalmente dissociata dai valori dominanti della nostra società da non essere vista tanto come cultura ma piuttosto come un inquietante arrivo di una barbara intrusione”.

A differenza di molti altri critici, in questa "rivoluzione" Roszak vide non solo una rivolta in nome della trasformazione della società ma un movimento capace di riscatto e, come riporta il quotidiano, una opposizione alla tecnocrazia ritenuta all’origine del degrado ambientale, della povertà, del razzismo e della guerra.

Roszak ha firmato oltre 17 libri, nei quali ha parlato di temi disparatissimi: dall’industria cinematografica, al fondamentalismo religioso, alla tecnologia vista dal suo lato più oscuro e alla fantascienza, in libri come “La voce della terra: un’esplorazione dell’Ecopsicologia”, del 1992, in cui esamina il cosiddetto inconscio ecologico e il rapporto che intercorre tra il degrado ambientale e il disagio esistenziale.  Nel 2009 aveva pubblicato l’ultimo libro, “The making of elder culture”, una sorta di sequel de “La nascita di una controcultura”, in cui analizzava i "baby boomers", gli americani nati alla fine degli anni Quaranta, e il loro rapporto con la volontà che da giovani avevano di cambiare la società.

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