Addio a Samuel Newhouse, il numero uno di Condé Nast è morto a 89 anni

Noto come SI era uno degli uomini più ricchi d’America con un patrimonio da 10 miliardi di dollari

È morto all’età di 89 anni, nella sua casa newyorkese di Manhattan, Samuel Irving Newhouse Jr, noto semplicemente come "Si" numero uno del gruppo editoriale Condé Nast che comprende prestigiose testate quali The New Yorker, Vanity Fair e Vogue. Nel 1975 Si, affiancato dal fratello Donald, ha preso la direzione del gruppo editoriale fondato dal padre creando una rete che ad oggi comprende 128 testate pubblicate in 27 diversi mercati.

Come ricorda il New Yorker nel lungo articolo a tributo del presidente emerito di Condé Nast, dopo aver ereditato testate come Vogue, Glamour, Mademoiselle e House & Garden, l’imprenditore americano ha lavorato per aggiungerne altre al suo portafoglio. Tra queste spiccano GQ, Wired, Architectural Digest e W. La sua capacità come editore si è manifestata anche nelle scelte fatte nel corso della sua carriera per quanto riguarda la direzione delle sue testate. Da Tina Brown alla guida di Vanity Fair ad Anna Wintour e Diana Vreeland a Vogue, passando da Harold Evans, che ha prima lanciato Conde Nast Traveler e poi guidato Random House.

Nell’articolo del New Yorker firmato da David Remnick è lo stesso direttore a mettere in evidenza altre qualità del Newhouse meno conosciuto. Una delle cose più apprezzate dai direttori delle sue testate era il fatto di poter lavorare in "totale autonomia". "Non ha mai suggerito una storia, non ha mai rivelato le sue opinioni politiche, non ha mai dato istruzioni né criticato", si legge nell’articolo di Remnick che poi aggiunge come anche quando doveva fare i complimenti al New Yorker, lo faceva "timidamente, con riluttanza, quasi come se stesse superando un limite”.

Lo stesso Remnick ha poi sottolineato come "Si Newhouse non è entrato incidentalmente nel business dei magazine". "Amava le riviste, ha amato ogni cosa di loro - dalla concezione di nuove pubblicazioni alla bellezza e al rigore dell'ultimo numero - e quella passione, quell'impegno verso l'eccellenza, verso la libera espressione e la libera immaginazione si irradiano oggi in ogni direzione". 

Non da meno il ricordo dei familiari Donald, Jonathan e Steve Newhouse che in una nota hanno sottolineato quanto "Si amava Condé Nast" ed "era fiero di pubblicare i migliori magazine del mondo e offrire contenuti eccezionali su ogni piattaforma digitale". I tre parlano poi della dedizione al lavoro di Newhouse che "era sempre il primo a presentarsi in ufficio, ben prima dell’alba, e portava ogni giorno spirito creativo visionario accompagnato da un raro acume per gli affari. Chi ha lavorato con lui lo ricorda corretto, premuroso, riservato e sempre curioso, ma anche dotato di senso dell’ironia e capace anche di ridere".

 

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