Afghanistan, Usa hanno lanciato la più grande bomba non nucleare. Trump: un'altra missione di successo

La MOAB è stata usata per la prima volta sul campo di battaglia. Usata contro tunnel dello Stato islamico

Le forze statunitensi hanno lanciato in Afghanistan la più grande bomba non nucleare. Dopo che fonti militari avevano rivelato la notizia a Cnn, la conferma è poi arrivata dalla Casa Bianca: per il presidente Donald Trump si tratta di "un'altra missione di successo". Una GBU-43 Massive Ordnance Air Blast Bomb (MOAB), definita informalmente la "madre di tutte le bombe" (Mother Of All Bombs) è stata sganciata oggi intorno alle 19:30, ora locale. Per la prima volta una MOAB è stata usata sul campo di battaglia. Si tratta di un ordigno sviluppato durante la guerra in Iraq, dal peso di 21.600 libre e dalla lunghezza di 30 piedi guidato con sistema satellitare.

Obiettivo dell'operazione era quello di colpire i tunnel dell'Isis e i miliziani nel distretto di Achin, nella provincia di Nangarhar, a 200 chilometri dalla capitale Kabul e al confine con il Pakistan: il principale centro delle attività dei jihadisti del Califfato in Afghanistan, dove un soldato dei gruppi speciali statunitensi è stato ucciso in combattimento sabato scorso. Il portavoce del Pentagono Adam Stump ha spiegato che la MOAB è stata sganciata da un caccia MC-130 presente in Afghanistan in un'operazione gestita dall'Air Force Special Operations Command.

"Gli Stati Uniti prendono molto seriamente la lotta contro Isis e allo scopo di sconfiggere il gruppo quello che è necessario è impedirne l'accesso allo spazio operativo, ed è ciò che abbiamo fatto", ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer. L'attacco, ha aggiunto, "ha colpito un sistema di tunnel e caverne usati dai miliziani di Isis per muoversi liberamente". L'esercito Usa sta conducendo un'inchiesta sull'entità dei danni e la presenza di morti e feriti, al momento non ci sono notizie chiare al riguardo. il ministero degli interni Afghano ha fatto sapere di non aver alcuna informazione sull'attacco americano.

Le forze americane in Afghanistan hanno spiegato in una nota di aver preso "ogni precauzione per evitare morti o feriti tra la popolazione civile" e che "le operazioni di attacco continueranno finché l'Isis non sarà distrutto in Afghanistan". L'operazione ha avuto il via libera da parte del generale John Nicholson, comandante delle forze statunitesi in Afghanistan. Trump non ha chiarito esplicitamente se il comando di sganciare la bomba sia arrivato direttamente da lui, ma ha detto: "Tutti sanno quel che accade, quello che io faccio è dare autorizzazioni all'esercito. E abbiamo dato un'autorizzazione totale".

Un portavoce del Pentagono ha spiegato che l'autorizzazione all'utilizzo della bomba è stata accordata a Nicholson dal generale Joseph Votel, che guida il Central Command statunitense (Centcom), il comando delle forze americane in Medio Oriente, Nordafrica e Asia . Trump aveva previsto la possibilità per i comandanti militari di agire in maniera indipendente sui diversi campi di battaglia in cui sono impegnate le forze americane, come strategia per un'azione più efficace contro lo Stato islamico.

Durante la campagna elettorale Trump aveva promesso di sradicare Isis. ."L'Isis sta subendo perdite crescenti, i miliziani fanno quindi ricorso a ordigni non convenzionali, bunker e tunnel allo scopo di accrescere la loro difesa", ha detto Nicholson, aggiungendo che la MOAB è "il giusto tipo di munzione per ridurre questi ostacoli e mantenere lo slancio della nostra offensiva contro Isis". Il Pentagono sta inoltre valutando se inviare ulteriori uomini per le attività di supporto e addestramento alle forze alleate sul campo. 

In Afghanistan continuano a esserci 8.400 militari americani che si occupano di lotta al terrorismo, soprattutto nella provincia di Nangarhar, una delle più difficili da controllare di tutto il Paese. Inoltre la Nato svolge missioni di addestramento delle forze governative. Tuttavia la presenza di gruppi locali legati allo Stato islamico è tutta da verificare: alcuni esperti di terrorismo internazionale sostengono che in realtà si tratti di jihadisti pakistani che si sono spostati in Afghanistan e avvicinati all'Isis per ricevere finanziamenti.

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