Al via l'ultima edizione invernale dell'auto show di Detroit

E' il primo senza Marchionne , deceduto a luglio. I fari sul successore Manley. Molti gruppi assenti. Per il settore, recessione già iniziata?

Detroit - Il North American International Auto Show sta per aprire i battenti alla stampa ma già è sotto tono.

Mentre i gruppi che giocano in casa, Ford e GM, lanceranno nuovi veicoli come anche la giapponese Toyota, un lungo elenco di case automobilistiche ha scelto di non partecipare. Si va dai marchi tedeschi Mercedes-Benz (Daimler), Bmw, Audi e Porsche (Volkswagen) a quelli britannici Jaguar e Land Rover (Tata Motor) fino all'italiana Lamborghini (sempre VW), che l'anno scorso si era presentata a Detroit per presentare il suo Suv Urus. E' la dimostrazione di come il concetto del salone dell'auto sia ormai superato, con le case automobilistiche che preferiscono promuovere le proprie vetture in altri eventi come il Ces di Las Vegas, il Festival of Speed britannico o l'evento californiano nell'esclusiva Pebble Beach. 

L'assenza di Sergio Marchionne si farà sentire, almeno tra la stampa italiana e straniera abituata a incontrarlo il lunghe conferenze. Dello storico Ceo di Fca il decesso shock fu annunciato il 25 luglio scorso. I fari ora si spostano sul successore Mike Manley, fresco di patteggiamento con le autorità Usa su un caso legato alle emissioni diesel scoppiato all'inizio del 2017.

Dal canto suo Detroit cerca di rimanere competitiva, visto che il salone genera 500 milioni di dollari con circa 800mila visitatori. Per questo dal 2020 sposterà da gennaio a giugno l'auto show. La speranza è che in quella stagione le case automobilistiche siano incentivate a partecipare con l'idea di mostrare i propri veicoli non solo al salone ma anche su strada o pista, cosa resa difficile dalle temperature glaciali e dalla neve che di solito copre la città del Michigan all'inizio dell'anno. Per ora gli organizzatori devono fare i conti con un problema pratico: l'area intorno al Cobo Center, dove il salone si svolge, sta vivendo problemi idraulici. O l'acqua non c'è o arriva con bassa pressione. E' consigliato non usare l'acqua del rubinetto per cucinare e lavarsi i denti.

L'edizione 2019 del Naias parte dopo un 2018 in cui il settore auto americano è riuscito, seppur di poco, a registrare immatricolazioni in rialzo, sopra i 17 milioni di unità per il quarto anno di fila. Fca si è distinta rispetto ai rivali americani con vendite in rialzo dell'8,5% contro un calo del 3,5% di Ford e dell'1,6% di Gm. Quest'ultimo gruppo è rimasto comunque quello che ha venduto di più in termini di unità (2,954 milioni), seguito da Ford (2,497 milioni), Toyota (2,426 milioni, lo 0,3% in meno sul 2017) e Fca (2,235 milioni). In termini percentuali, Tesla ha fatto il botto con un +138% a 245.240 vetture.

Il 2019 sarà più difficile. Prima di tutto perché l'economia globale è vista rallentare come anche quella americana. E poi la volatilità resta alta nei mercati finanziari e i tassi di interesse in rialzo aumentano il costo per finanziare l'acquisto di una vettura. Se si guarda poi agli annunci recenti fatti da vari gruppi auto, il settore delle quattro ruote si sta muovendo come se una recessione fosse già iniziata. Ford ha annunciato una riorganizzazione delle sue attività che porterà a migliaia di tagli in Europa; 1.150 saranno nel Regno Unito. Jaguar Land Rover eliminerà 4.500 posti, circa il 10% della sua forza lavoro. GM ha sorpreso alzando le guidance sugli utili del 2018 e aspettandosi un 2019 migliore ma l'azienda guidata da Mary Barra aveva già comunicato un maxi taglio dei costi. Fca - grazie Marchionne, deceduto a luglio) - ha saputo stare al passo della domanda smettendo di puntare da anni sulle auto. E invece che chiudere impianti o ridurre i turni, sta convertendo una fabbrica di motori in disuso a Detroit per produrre un Jeep Grand Cherokee con tre file di sedili. Se confermata, sarebbe la prima nuova fabbrica a essere costruita nella nazione da uno dei maggiori gruppi auto americani da almeno un decennio. In preparazione c'è anche il Jeep Gradiator, una versione truck della Wrangler, attesa per la seconda parte del 2019. Un impianto a Warren (sempre in Michicgan) produrrà Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer.

Se una crisi ci sarà, le quattro ruote non hanno in Donald Trump lo stesso amico che avevano in Barack Obama. L'attuale presidente ha pesantemente criticato Gm per volere chiudere quattro impianti in Usa, mossa che ha portato il sindacato United Auto Workers a fare causa. Il tutto succede mentre stanno per ripartire i negoziati per aggiornare i contratti degli operai americani. Intanto l'amministrazione Trump prende tempo per decidere se l'importazione di vetture prodotte al di fuori degli Usa minacci la sicurezza nazionale del Paese, la stessa 'scusa' usata per imporre dazi su acciaio e alluminio. Tariffe doganali sulle auto colpirebbero soprattutto i gruppi tedeschi e giapponesi.

iStock
Chrysler Group