L'Alabama sceglie contro Trump: un avvertimento per le elezioni 2018

Per un posto in Senato, scelto il candidato anti-establishment sostenuto da Bannon; Roy Moore, ex giudice della Corte Suprema statale, dubita che Obama sia nato negli Stati Uniti e si riferisce a nativi americani e asiatici parlando di "rossi e gialli"

La netta sconfitta alle primarie repubblicane, in Alabama, del candidato per il Senato statunitense sostenuto dal presidente Donald Trump (che poi si è affrettato a cancellare i tweet in favore del perdente) sembra preparare il terreno per una guerra civile repubblicana (per usare i termini scelti dal Washington Post). Una guerra con effetti potenzialmente decisivi, e devastanti, sulle elezioni di metà mandato del prossimo anno e sulla capacità di Trump di tenere dalla sua parte la base che lo ha portato alla vittoria nel novembre scorso.

La vittoria alle primarie repubblicane per il seggio in Senato lasciato libero dal segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, del conservatore anti-establishment Roy Moore sul senatore Luther Strange potrebbe anche provocare una serie di rinunce alla candidatura di navigati politici repubblicani, che dovrebbero fare i conti con il 'vento contrario' ai parlamentari in carica, a favore di un'ondata di volti nuovi che si propongono contro la vecchia politica. La sconfitta di Strange, inoltre, rappresenta l'ennesima umiliazione per l'establishment repubblicano, in particolar modo per il leader della maggioranza in Senato, Mitch McConnell, i cui sostenitori hanno versato milioni di dollari per il suo candidato.

McConnell aveva anche rassicurato i colleghi sulla loro capacità di sopravvivere all'era Trump, ma la vittoria di Moore dimostra anche i limiti dello stesso presidente, incapace di indirizzare i suoi elettori, apparsi già stufi e alla ricerca di altri leader da seguire, sempre più a destra. In Alabama, Trump aveva vinto le primarie repubblicane con il 43,4% dei voti, più del doppio del primo inseguitore, Ted Cruz; alle presidenziali, poi, aveva ottenuto il 62,1%, contro il 34,4% di Hillary Clinton. Ieri, invece, il suo candidato si è fermato al 45,4%, contro il 54,6% del candidato sostenuto da Steve Bannon, l'ex stratega della Casa Bianca, fondamentale in campagna elettorale per portare a Trump i voti dei movimenti populisti e di estrema destra, tornato a lavorare per il sito d'informazione Breitbart.

Moore, ex giudice della Corte Suprema dell'Alabama, è uno che dubita che Barack Obama sia nato negli Stati Uniti e che, questo mese, ha parlato di nativi americani e asiatici definendoli "i rossi e i gialli". "Ho parlato con Roy Moore la scorsa notte, per la prima volta" ha scritto Trump su Twitter, questa mattina. "Sembra un tipo davvero grande, che ha fatto una corsa fantastica. Ci aiuterà a rendere di nuovo grande l'America!".

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