Negli anni '80 ci saremmo potuti salvare, ora i cambiamenti climatici sono irreversibili

Una lunga inchiesta del New York Times Magazine racconta come la temperatura salirà e il nostro modo di vivere sarà completamente trasformato. Fermare il processo? Pare che sia troppo tardi, avremmo dovuto farlo negli anni '80
AP

Discutiamo da anni di cambiamenti climatici. Ma trattiamo il discorso come se fosse un esercizio di retorica lontano dalla realtà di tutti i giorni. A volte entriamo in crisi, soprattutto nei giorni più caldi dell'anno, ma poi dopo articoli, chiacchiere tra amici, servizi ai telegiornali ed esperti alla prima pioggia ci dimentichiamo di tutto. E invece il problema c'è e pare sia molto peggio di quanto potessimo immaginare.

Una lunga e approfondita inchiesta del New York Times Magazine racconta come il processo iniziato sia irreversibile, i cambiamenti climatici aumenteranno i loro effetti e noi siamo abbastanza impotenti, soprattutto se guardiamo la questione sul breve termine. Certo, avremmo avuto la possibilità di invertire il processo, ma avremmo dovuto agire nel decennio degli anni '80. In quel momento, quando ci rendemmo conto che qualcosa stava cambiando, avremmo potuto farcela.

"Il mondo si è surriscaldato più di un grado dall'inizio della rivoluzione industriale. L'accordo sul clima di Parigi - il non obbligatorio, impossibile da far rispettare e già ignorato trattato firmato nel Earth Day del 2016 - ha come obiettivo quello di bloccare il rialzo della temperatura a due gradi. La possibilità di avere successo, facendo riferimento a un recente studio che si basa sugli attuali trend di emissioni, sono una su venti", si legge nell'articolo firmato da Nathaniel Rich.

Lo scrittore ha passato 18 mesi a studiare il problema, ha condotto centinaia di interviste. Insieme a lui, George Steinmetz, ha scattato foto aeree e filmato con droni aree della Terra che già stanno subendo i cambiamenti climatici. In pratica, spiega lo scienziato Robert Watson - ex direttore dell'Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite - fermare il rialzo delle temperature a 2 gradi è la ricetta per un "disastro di lungo termine". Mentre se saremo meno bravi un rialzo di tre gradi porterebbe a un disastro sul breve termine: l'Artico perderebbe i suoi ghiacci, la maggior parte delle città costiere sparirebbero.

E per Watson i tre gradi sono un minimo realistico. Ma potrebbero essere anche di più, continua l'articolo. Con quattro gradi, l'Europa vivrebbe una siccità permanente; ampie aree della Cina, dell'India e del Bangladesh si desertificherebbero; la Polinesia sarebbe sommersa; il Colorado River diventerebbe un ruscello; il Sudest dell'America sarebbe quasi completamente inabitabile. Cinque gradi invece secondo molti scienziati porterebbero alla fine della civilizzazione umana.

Tutto questo, sostiene la tesi dell'articolo che uscirà in due parti sul magazine del New York Times, poteva essere fermato negli anni '80. Perché non lo abbiamo fatto? La lobby del petrolio, la corruzione della politica, di alcuni scienziati, la propaganda negazionista che ancora oggi sostiene che non stia accadendo nulla. Una propaganda che funziona visto che milioni di Americani non credono ai cambiamenti climatici e che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è uno di essi.

In realtà prima della fine degli anni ’90 i colossi del petrolio sembravano aperti a lavorare per diminuire le emissioni, i politici (anche i repubblicani) erano schierati dalla parte degli ambientalisti e le teorie del complotto non circolavano in modo incontrollato come oggi. L’articolo racconta di come nel decennio degli anni ’80 siamo stati vicini alla soluzione del problema. E racconta i nomi dei pionieri che hanno combattuto e i motivi che ci hanno portato alla sconfitta.

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