Alfano da NY difende il sogno Ue. Uscire dall'Euro? Un pessimo affare

Il conto legato alla Libia lo ha pagato solo l'Italia. Al segretario generale Onu chiede impegno personale. Trump? Bisogna dargli tempo. Il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma? Serva per indicare una nuova rotta Ue

La Libia? Il conto lo ha pagato fino ad ora solo l'Italia. La Siria? L'Europa può giocare un ruolo di leadership nella ricostruzione. Trump? Bisogna dargli tempo. Il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma? Serva per indicare la rotta di un'Europa sociale e più sicura. Uscire dall'Euro? Sarebbe un pessimo affare. L'assertività di Putin? Sia contrastata da una leadership Ue più forte. Da New York, Angelino Alfano ha parlato a braccio delle principali sfide che vedono l'Italia protagonista. Lo ha fatto nella prima tappa di un viaggio americano che il 22 marzo lo vedrà partecipare alla prima riunione dal dicembre 2014 della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro l'Isis. In quell'occasione, il nostro ministro degli Esteri continuerà a tessere i rapporti con l'amministrazione Trump, rappresentata per lui dal segretario di Stato, Rex Tillerson, già incontrato lo scorso febbraio al G20 di Bonn (Germania). E tornerà a dire che la Libia, così vicina al nostro Paese, "può diventare una polveriera".

Libia: il conto dell'uccisione di Gheddafi lo ha pagato l'Italia
Il conto derivante dalla decisione presa anni fa dalla comunità internazionale di "mandare al campo santo [Muammar] Gheddafi lo ha dovuto pagare l'Italia. Lo ha dovuto fare "sia dal punto di vista dei migranti e dei rifugiati, sia dei costi della crisi stessa e sia con il rapporto con l'opinione pubblica a cui dobbiamo dire la verità: il flusso dei migranti nasce dall'instabilità della Libia e quella decisione è stata assunta dalla comunità internazionale. E' un lavoro incompiuto che occorre completare. Se si completa, si avrà la stabilità della Libia e diminuiranno i rischi anche dal punto di vista della sicurezza". Secondo Alfano, una divisione delle due Libie ha un "rischio elevatissimo" dal punto di vista della sicurezza.

"Dobbiamo trovare una soluzione in ambito Onu, in cui è presente anche la Russia in quanto partecipante votante alle decisioni che hanno prodotto la scelta di [Fayyez al] Serraj", ha aggiunto Alfano secondo cui la Russia "sta tenendo un doppio dialogo aperto, sia con il versante Est sia con il governo riconosciuto dall'Onu. Da questo punto di vista, io sosterrò ogni ipotesi che nel quadro delle Nazioni Unite possa dare stabilità alla Libia, che è un punto cruciale della politica estera" dell'Italia.

Ricordando il "modo efficace" che ha avuto per confrontarsi con Tillerson, Alfano ha aggiunto che da Washington "non c'è nessuna sottovalutazione sui rischi che possono arrivare dalla Libia e del ruolo che l'Italia può avere".

Al segretario generale Onu ha chiesto un impegno personale sulla Libia
In un incontro "molto proficuo" tenutosi poi in serata, il ministro italiano degli Esteri ha chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite un impegno personale per trovare una soluzione che porti alla stabilizzazione della Libia, una priorità per il nostro Paese. E' stato lo stesso Alfano a dare il resoconto del faccia a faccia con Antonio Guterres. Il ministro ha detto di avere chiesto a Guterres "di metterci tutto se stesso, di metterci la testa lui e di nominare il suo rappresentante, l'inviato speciale, quel che lui ritiene opportuno ma soprattutto che esprima lui una personale leadership, che si impegni lui personalmente nella soluzione di questo problema perché l'unica soluzione è quella diplomatica".

Per ottenerla, ha aggiunto Alfano, "la comunità internazionale deve impegnarsi al massimo livello e per noi il massimo livello è il segretario generale delle Nazioni Unite".

Stando al titolare della Farnesina, la risposta di Guterres è stata "positiva. Mi ha detto che questa è la sua intenzione e che non ci sarà alcun approccio burocratico sulla questione libica; ci sarà un approccio da leadership politica espressa dal segretario generale delle Nazioni Unite".

Alfano ha riferito che, stando a quanto detto a lui da Guterres, la procedura per la scelta dell'inviato speciale "è abbastanza avanzata" e che "non ci sarà da attendere molto". Dei nomi dei possibili candidati "non abbiamo parlato", ha aggiunto ma "è chiaro che saremo coinvolti nella valutazione anche perché [la scelta] dovrà essere comunicata al Consiglio di Sicurezza nel quale noi sediamo".

Alfano ha poi detto che l'Italia ha risposto all'appello Onu per le carestie che stanno investendo Paesi come il Sud Sudan, la Somalia, la Nigeria, lo Yemen: in occasione dell'incontro di ieri, "abbiamo deciso di stanziare 10 milioni della nostra cooperazione per lo sviluppo per rispondere all'appello delle Nazioni Unite per questi Paesi".

Siria: Europa in prima fila per la ricostruzione
La posizione dell'Italia sulla Siria è "netta e chiara": il nostro Paese sostiene i colloqui di pace di Astana, in Kazakhstan, "come elemento di un efficace cessate al fuoco come mai è stato efficace fin qui, con tutti i limiti di cui siamo consapevoli". Lo ha detto Alfano, secondo cui l'Europa può giocare un ruolo di leadership nella ricostruzione della nazione mediorientale messa in ginocchio da sei anni di conflitto.

Parlando alla stampa italiana presso la sede della rappresentanza italiana alle Nazioni Unite, Alfano ha ribadito che l'Italia "non rinuncia all'approccio di Ginevra" - la città svizzera dove sotto l'egida dell'Onu si sono tenuti nuovi colloqui che chiamano in causa le parti coinvolte nel conflitto siriano - "per una soluzione politica che può nascere solo da Ginevra; il destino del [presidente siriano Bashar al] Assad lo decidono i siriani al termine di un processo politico che si conclude con regolari elezioni".

La crisi siriana, ha aggiunto il ministro, vede l'Italia impegnata in una discussione sul ruolo strategico dell'Europa: secondo Alfano, "gli americani stanno facendo un pezzo della partita ma l'Europa non può essere estranea a questo esercizio diplomatico che ha un suo versante militare in cui l'Europa non ha giocato un ruolo da protagonista". Qual è il ruolo dell'Europa, ha chiesto retoricamente Alfano. Quel ruolo, "si giocherà tutto sulla ricostruzione della Siria; possiamo giocare una leadership europea consona alla tradizione e alla storia europea per la ristrutturazione delle istituzioni e per la ricostruzione fisica e materiale, perché non credo che la Russia e altri che hanno investito tanto dal punto di vista militare abbiano intenzione di investire sulla ricostruzione".

Stati Uniti: Trump non sorprende, diamogli tempo
Gli Stati Uniti sono una della più grande della democrazia al mondo e la linea dettata dal presidente Donald Trump non sorprende Alfano: "Non trovo nulla di diverso dagli impegni assunti in campagna elettorale" dal miliardario di New York.

Alfano ha spiegato che quelle di Trump sono "scelte nette e senza ipocrisie, bisognerà vedere quali saranno le conseguenze sull'economia globale". Anche per questo il ministro italiano suggerisce di "dare tempo" all'amministrazione Trump. Secondo lui non si può pretendere di conoscere tutto sulla politica della Casa Bianca nei suoi primi 100 giorni.

L'uscita dall'euro? Un pessimo affare
Il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, considerati uno dei momenti storici più significativi del processo di integrazione europea, deve servire non solo come celebrazione (prevista il 25 marzo prossimo) ma anche come occasione per indicare la doppia direzione dell'Europa, focalizzata sulla sicurezza e sociale. Ne è convinto Alfano, che da New York ha ribadito: "La fuga dall'Europa ci renderebbe più poveri e meno sicuri" e l'uscita dell'euro sarebbe per noi un "pessimo affare". Dalla metropoli americana, poi, ha rilanciato il concetto di difesa comune europea. Perché la Nato è s" "indispensabile" ma l'Europa deve essere protagonista della sua stessa sicurezza.

Alfano ha spiegato che fino ad ora "abbiamo avuto un'Europa molto economica ma poco sociale e poco attenta ai profili di sicurezza". Secondo lui, "oggi avremmo un'Europa più forte e sicura" se si fosse realizzato il "sogno fondativo" di uno dei padri fondatori dell'Ue, Alcide De Gasperi.

"Siamo ancora in tempo, la storia ci offre una seconda occasione", ha detto Alfano secondo cui "c'è un compito specificatamente europeo, ossia proiettarsi verso Sud da dove arrivano le minacce, cioè il nostro Mediterraneo".

Secondo Alfano, "un'Europa che produce disoccupazione, è un'Europa che non viene compresa dalle nuove generazioni che non hanno conosciuto la guerra o che non percepiscono i rischi di un'Europa divisa; non avvertono l'Europa come la soluzione ma come il problema in sé. Ecco perché serve un'Europa sociale, che crei occupazione e aiuti chi è rimasto indietro". Definendosi uno "strenuo difensore dell'Europa senza essere uno strenuo difensore della condizione attuale dell'Europa", il ministro degli Esteri ha spiegato di essere nell'emisfero di chi vuole cambiare l'Europa, riconoscendone i limiti (l'altro emisfero è quello di chi l'Europa la vuole lasciare).

"A casa nostra abbiamo avuto tutti dei problemi, ma questa non è una buona ragione per lasciare la casa né per abbandonare la famiglia e il Paese...lo stesso approccio vale per l'Europa, un continente che è il più grande miracolo politico istituzionale di tutti i tempi", ha aggiunto Alfano ricordando che "dopo 70 anni la nostra Europa è la seconda potenza industriale del mondo" e che "il nostro Paese è la seconda manifattura industriale d'Europa" che oggi è nel G7 e che lo ospita (a fine maggio a Taormina, Sicilia).

Per lui "tutto questo è tantissimo" e ora bisogna lavorare per realizzare il disegno di un'Europa che elimina i suoi punti deboli e fa leva su quelli forti. "Usciamo dall'euro? No, diamo più potere alla Bce e a Mario Draghi. Usciamo dall'Europa? No, rafforziamo il sistema di sicurezza e difesa. C'è la disoccupazione? Facciamo un grande piano delle infrastrutture per realizzare occupazione". Alfano ha avvertito: "Se mettiamo le frointiere, non ci potremo più scambiare informazioni sull'anti-terrorismo. Se lasciamo l'Europa, non saremmo cos" forti. Uscire dall'Euro è un pessimo affare, pensiamo agli stipendi dei nostri concittadini e alle priorietà immobiliari: il loro valore verrebbe dimezzato". Sostenendo che questa è "la linea di Alternativa Popolare" (il partito da lui appena battezzato dopo avere chiuso il Nuovo Centrodestra) e che "è la posizione di chi oggi è al governo del Paese", Alfano ha concluso dicendo che "la soluzione peggiore per noi è uscire dall'Europa e rimettere i confini nazionali" perché ciò ci renderebbe "più soli, meno forti nelle esportazioni, più poveri".

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C'era anche la Banca centrale europea tra oltre 100 istituzioni finanziarie prese di mira da hacker nordcoreani. E' quanto sostiene il New York Times, che ha ottenuto e analizzato un elenco di indirizzi IP forniti da esperti di cybersicurezza e che a loro volta hanno passato al setaccio le tracce lasciate dai pirati informatici di Pyongyang quando lo scorso ottobre hanno cercato di intrufolarsi nelle reti di banche polacche. Queste sono state il principale target seguite da quelle americane, a detta del quotidiano newyorchese secondo cui nel mirino c'erano anche la Banca Mondiale di Washington, Bank of America, State Street, Bank of New York Mellon e la filiale statunitense della tedesca Deustche Bank. Anche le banche centrali di Russia, Venezuela, Cile, Messico e Repubblica Ceca erano nella lista degli hacker, mai emersa prima d'ora e che in Cina avevano solo un obiettivo: le filiali a Hong Kong e in Usa della Bank of China. Un portavoce della Bce ha risposto a una richiesta di commento di America24 spiegando che l'istituzione guidata da Mario Draghi "è venuta a conoscenza del tentativo di hackeraggio all'inizio di febbraio. Il nostro team dedicato alla sicurezza ha velocemente concluso che non siamo stati infettati e ha preso misure aggiuntive per prevenire ulteriori rischi legati a quel tentativo di compromissione. In quanto organizzazione finanziaria pubblica internazionale, la Bce è sempre un target di hacker e ha le misure e le procedure necessarie per gestire" tali minacce.

La battaglia tra conservatori e liberal alla Casa Bianca arriva anche al Tesoro

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