Alfano a New York difende Colombo, il dibattito in America non si ferma

A San Jose in California il sindaco promette di spostare la statua del navigatore genovese. A New York i simboli sono inclusi nella lista di quelli che potrebbero essere eliminati. E si apre una lotta interna tra progressisti e conservatori

Nonostante nelle ultime settimane non abbia più fatto notizia, negli Stati Uniti continua il dibattito e la battaglia attorno alle statue di Cristoforo Colombo. Proprio oggi il sindaco democratico di un'altrettanto città democratica e progressista, San Jose in California, ha detto di voler togliere il simbolo dell'esploratore dal palazzo del comune. New York sta portando avanti una revisione di statue e simboli che possano offendere le minoranze e i nativi. Colombo fa parte della lista, anche se il sindaco Bill de Blasio - che delle sue origini italiane ne ha sempre fatto un vanto - ha detto che parteciperà alla parata di Columbus Day, il 9 ottobre.

Così la visita di oggi alla statua del navigatore a Columbus Circle, a New York, da parte del ministro degli esteri Angelino Alfano ha un forte potere simbolico, soprattutto per la comunità italiana negli Stati Uniti: si è da subito schierata dalla parte di Colombo, creando diverse associazioni per proteggere i suoi simboli. "Siamo fieri di Cristoforo Colombo. È patrimonio dell'Italia e del mondo e pioniere della globalizzazione", ha detto il ministro. Aggiungendo: "La polemica interna agli Stati Uniti sulla loro storia è legittima e noi non ci entriamo".

È chiaro, l'Italia non ha nulla a che vedere con la polemica nazionale e qualunque decisione venga presa è certo che non condizionerà le relazioni tra i due Paesi. Ma allo stesso tempo, per molti italo-americani, la negazione di un simbolo e il suo accostamento a quello del generale sudista, Robert E. Lee, sono concetti che colpiscono direttamente l'orgoglio delle origini.

C'è però da dire che questa polemica - all'esterno della comunità italiana - sta chiaramente dividendo l'America liberal e progressista da quella più di destra e bigotta. Alcuni editoriali nelle settimane passate, tra cui l'edizione americana dell'Huffington Post, hanno preso le parti di chi crede (ovviamente in modo civile) che sia giunto il momento di mettere almeno in dubbio alcuni simboli.

Schiere di editorialisti di destra, invece, stanno difendendo Colombo, come ha fatto il magazine National Review.

E ancora, mercoledì il Washington Times, quotidiano di destra della capitale americana, ha pubblicato un editoriale in cui si definiscono "talebani interni" i movimenti che stanno attaccando Colombo e la sua memoria.

Una buona definizione per chi mozza le teste alle statue e le imbratta di vernice. Forse un po' troppo per chi sta aprendo un dibattito su un malessere molto attuale nella società americana. (a.p.)

David Guralnick/Detroit News via AP
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