Alibaba, pericolo cinese per la Silicon Valley?

La quotazione del gruppo di e-commerce è stata un successo: prima giornata in Borsa chiusa con un +38%, capitalizzazione di 231 miliardi di dollari. La domanda è se la Cina abbia la possibilità di cambiare le gerarchie mondiali
AP /Eugene Hoshiko

L'ingresso di Alibaba a Wall Street non è certamente passato inosservato. Un'Ipo da record, una prima giornata in Borsa chiusa con un +38%, una capitalizzazione che ora ammonta a 231 miliardi di dollari, più di Amazon e eBay messe insieme, più di Facebook. Il fatto che il gruppo di e-commerce fondato da Jack Ma sia cinese ha importanti implicazioni e pone una domanda, secondo un articolo pubblicato sul sito della Cnn: la Cina può diventare la futura Silicon Valley?

La Silicon Valley da tempo guida lo sviluppo tecnologico, in termini quantitativi e qualitativi: è nel suo ecosistema che aziende come Google, Facebook, Twitter e WhatsApp hanno trovato la possibilità di nascere e svilupparsi, grazie a un mercato aperto e libero e a un ambiente innovativo.

Il quadro, però, è assai diverso in Asia, dove solo poche aziende sono riuscite a emergere: Alibaba, Tencent e Xiaomi non sono cresciute in un ambiente in stile Silicon Valley, ma sono degli esempi di successo del mercato cinese. Con più di 1,3 miliardi di persone, la Cina non solo è il Paese più popoloso del mondo, ma anche il più grande mercato di consumatori. Dalle sue fabbriche escono prodotti venduti ovunque. Questo ambiente unico in termini di domanda e offerta riduce i costi delle transazioni e, di conseguenza, i prezzi di vendita, creando un mondo di opportunità per gli imprenditori cinesi ed esteri.

Spesso definita "l'Amazon cinese", Alibaba ha in realtà un modello di business diverso: il suo Taobao non è un negozio online, ma una piattaforma eCommerce dove milioni di piccoli commercianti possono vendere direttamente i loro prodotti, senza che siano pagate commissioni sulle transazioni (come avviene con Amazon), ma che offre la possibilità ai venditori di pagare per farsi pubblicità e distinguersi dai concorrenti. Se molti consumatori americani cercano un prodotto su Google, quelli cinesi lo fanno spesso direttamente su Taobao, usato come un motore di ricerca.

Un altro motivo del successo di Alibaba è che i cinesi sono i più attivi clienti online: fanno in media 8,4 acquisti al mese, contro per esempio i 5,2 degli americani, i 4,3 degli abitanti del Regno Unito, i 2,9 dei tedeschi. Tutte queste transazioni contribuiscono significativamente a un volume di vendite massiccio e stabile.

Non mancano però le preoccupazioni: la più grande è la protezione della proprietà intellettuale. Taobao è invasa da merce contraffatta: basti pensare che l'82% dei prodotti etichettati con il marchio Columbia è falso. Si tratta di un problema caratteristico del mercato cinese, non riscontrabile altrove. Senza un forte sistema legale, le violazioni dei copyright sono diventate naturali: a meno che un prodotto non sia molto difficile da duplicare, è probabile che sarà copiato in Cina. I prodotti, spesso, sono dei cloni molto convincenti, che finiscono così per soffocare la creatività e l'innovazione, che sono copiate, invece che rispettate e protette.

Altro problema è che le aziende possono subire repentini cambiamenti decisi dalle autorità cinesi, come per esempio sulla tassazione o sugli embarghi, in qualsiasi momento, senza spiegazioni plausibili e senza poter usufruire dei canali legali per difendere i propri diritti. Questo è probabilmente il maggior rischio che si corre facendo affari in Cina.

Nonostante la presenza di talenti e capitali, il mercato chiuso cinese impedisce agli imprenditori locali di competere a livello mondiale. Per questo, conclude l'autrice dell'articolo, Ping Wong, specialista in 'business development e marketing', non crede che sia realistico immaginare che la Cina possa scavalcare la Silicon Valley. Piuttosto, può essere descritta come "un mondo separato" dove si può avere successo solo con una buona conoscenza delle regole del gioco.

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