All’Onu arriva lo Stato di plastica

Maria Cristina Finucci porta la sua opera-denuncia tra i governanti riuniti per l’Assemblea generale. Un “serpentone” di tappi di plastica per ricordarci che la soluzione ai problemi ambientali parte anche dalle scelte di ognuno di noi

Il 29 settembre segnerà l’ingresso di un nuovo stato alle Nazioni Unite. Si tratta del “Garbage Patch State”, lo Stato di Plastica, un'installazione creata con migliaia di tappi di plastica dall’artista italiana Maria Cristina Finucci.

Quest’enorme serpentone di rifiuti si insinuerà tra le colonne della lobby del Palazzo di Vetro a New York nel corso dell’Assemblea generale. Ad accompagnare l’installazione, un padiglione che servirà da ambasciata dove i visitatori potranno richiedere la cittadinanza dello Stato di Plastica e vedersi consegnare la carta d’identità.

Ma come è nata l’idea del “Garbage Patch State”?

“Qualche anno fa, su un settimanale, lessi la notizia dell’esistenza del Garbage patch, un’isola composta da detriti plastici grande quanto il Texas e profonda trenta metri, che galleggiava in mezzo all’Oceano pacifico. Ne rimasi profondamente colpita e decisi subito che avrei dovuto visitarla” racconta Cristina. L’artista scoprì in seguito che quell’isola era in realtà un arcipelago di ben cinque isole che erano “estese come un continente e terra di nessuno”.

Ma perché un disastro di quelle dimensioni era quasi sconosciuto? Il termine “arcipelago di plastica” evoca un’immagine di isole compatte e colorate che fluttuano tra le onde del Pacifico. Una prova inconfutabile dell’impatto dell’uomo sul pianeta che non passerebbe certo inosservata.

Invece, questo disastro ambientale non è visibile a occhio nudo: i rifiuti alla deriva nell’oceano diventano microscopici per via dell’esposizione prolungata ai raggi solari che ne rimpicciolisce la massa organica —un fenomeno chiamato fotodegradazione.

Il “Garbage Patch” è quindi un enorme “zuppa di plastica” composta da microscopici frammenti di rifiuti, fino a 46.000 pezzi per miglio quadrato, destinati a permanere tra le correnti degli oceani perché la plastica non è biodegradabile.

"Non sta a me divulgare certe notizie, anche perché in rete se ne trovano molte.” aggiunge l'artista. "Ma il problema è proprio questo: quando l’informazione è troppa, occorre una sintesi. Laddove il pensiero razionale non ha presa, l’arte può invece arrivare a smuoverci nel profondo."

È proprio il linguaggio artistico che Cristina sceglie per la sua campagna contro questo disastro, “che coinvolge tutti perché è opera di tutti. Lo Stato di Plastica è un’entità che ci appartiene e allo stesso tempo ci minaccia. Un luogo recondito della nostra coscienza che riaffiora.”

Nel 2013, Cristina ha sancito la nascita dello Stato di Plastica con una cerimonia ufficiale tenutasi presso i quartieri generali dell’Unesco a Parigi in cui l’artista ha piantato la bandiera sul “suo” Garbage Patch.

Nello stesso anno, lo Stato si presenta alla Biennale di Venezia. Migliaia di tappi di plastica colorata allestiti lungo le mura del cortile dell’Università Ca’ Foscari fino a spuntare fuori dall’edificio, sulla laguna.

E poi ancora Madrid durante la fiera d’arte ARCO e al MAXXI di Roma, occasione in cui lo Stato ha aperto la sua prima “ambasciata”.

E da domani il serpentone del Garbage State accoglierà governanti e sherpa impegnati a discutere di politiche globali nei giorni conclusivi dell’Assemblea generale Onu. Ma lo Stato sarà anche aperto al pubblico, per ricordarci che “dietro ogni piccolo pezzo che compone il Garbage Patch c’è una persona che lo ha abbandonato nell’ambiente”.

L’installazione sarà aperta al pubblico fino al 19 ottobre 2014.

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