L'alt nucleare della Nordcorea

Kim vuole lanciare la versione nordcoreana della glasnost sovietica di Mikhail Gorbachev?

E' certamente un "notevole progresso", come ha detto Donald Trump. Ma per esserlo, l'annuncio arrivato ieri dalla Corea del Nord di un alt ai suoi test missilistici e nucleari deve essere genuino. Per scoprirle se lo sia, serve tempo e dunque un cauto ottimismo - quello consigliato dagli osservatori - sembra necessario.

E' vero. Pyonyang sta agenda da un po' in modo da allentare le tensioni diplomatiche con il resto del mondo, non solo con gli Stati Uniti. Ha mostrato un'apertura alle esercitazioni militari congiunte tra gli Usa e la Corea del Sud; ha fatto venire meno le obiezioni per un dispiegamento di soldati americani lungo il confine tra le due Coree; si è detta disposta a trattare per una denuclearizzazione, che Washington, Tokyo e Seul esigono.

Come fatto notare da Robert E Kelly, professore di relazioni internazionali alla Pusan National University, l'atteggiamento del regime di Kim Jong Un sta creando due schieramenti: quello delle colombe e quello dei falchi.

Nel primo caso, si sostiene che la Corea del Nord sia davvero cambiata e sia disposta a trattare da quando nella Corea del Sud è arrivato finalmente qualcuno (il nuovo presidente) favorevole a un disgelo tra le due nazioni. Kelly fa però notare che ci sono ben poche prove che Kim voglia diventare la versione nordcoreana della glasnost del sovietico Mikhail Gorbachev.

Nel caso dei falchi, tra cui figura Trump, si crede che la "massima pressione" esercitata dall'Occidente e tanto voluta dagli Usa abbia costretto Kim al tavolo dei negoziati. Le sanzioni, che sono andata anche a colpire le importazioni di greggio, chiaramente iniziano a farsi sentire. Resta ancora da dimostrare l'attuazione delle sanzioni internazionali da parte della Cina, l'unico partner commerciale della Corea del Nord e che certamente vuole avere la sua parte nel definire il destino della penisola coreana. Il viaggio a sorpresa di Kim a Pechino lo ha dimostrato.

In vista di due appuntamenti cruciali - quello del 27 aprile tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il leader nordcoreano Kim e quello potenziale tra fine maggio e inizio giugno tra Kim e Trump - resta ancora da capire cosa esattamente Pyongyang intenda per "denuclearizzazione". Su questo si concentreranno le trattative. Se Pechino, Seul e Washington hanno per il momento brindato allo stop - dal 21 aprile - dei test missilistici e nucleari di Pyongyang, Tokyo non è soddisfatta: "Il contenuto dell'annuncio non ci soddisfa". In Giappone vogliono che la Corea del Nord rinunci ai suoi missili di breve raggio e alle sue armi chimiche. E che l'Occidente non allenti la pressione esercitata attraverso le sanzioni in questo momento.

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