AmEx chiude trimestre in perdita, prima volta da un quarto di secolo. Pesa riforma fiscale Usa

Colpo da 2,6 miliardi di dollari. Il gruppo si aspetta dal provvedimento benefici nel lungo termine. Nel frattempo però sospenderà il programma di buyback. Salvi i dividendi

Per la prima volta in un quarto di secolo, American Express ha chiuso un trimestre in perdita. Non solo. Il gruppo di carte di credito ha detto che sospenderà il suo programma di riacquisto di azioni proprie nella prima metà del 2018 per ricostituire i propri livelli di capitale, intaccati da oneri per 2,6 miliardi di dollari dovuti alla riforma fiscale Usa approvata prima di Natale. AmEx ha spiegato che i dividendi trimestrali resteranno invece invariati.

Nei tre mesi chiusi il 31 dicembre scorso, il gruppo di carte di credito ha registrato una perdita di 1,12 miliardi di dollari contro utili per 825 milioni dello stesso periodo del 2016. Sul risultato ha pesato l'effetto riforma, su cui già il 3 gennaio scorso l'azienda aveva messo in guardia anche se aveva calcolato un colpo da circa 2,4 miliardi di dollari. Al netto di questa voce, i profitti per azione sono stati di 1,58 dollari, 4 centesimi di più rispetto alle stime degli analisti. Nel suo quarto trimestre fiscale AmEx ha messo a segno ricavi per 8,84 miliardi di dollari, in rialzo del 10% sul periodo ottobre-dicembre del 2016 e sopra le previsioni del mercato per 8,71 miliardi.

Nel 2017 AmEx ha registrato profitti per 2,7 miliardi di dollari, in ribasso dai 5,4 miliardi del 2016; in termini di utili per azione, il risultato è sceso a 2,97 dollari da 5,65 dollari. Al netto dell'impatto negativo della riforma fiscale, gli utili annui sono stati di 5,87 dollari per titolo, in linea alle guidance fornite dall'azienda lo scorso ottobre. I ricavi sono saliti del 4% a 33,5 miliardi. Le spese consolidate nell'esercizio sono cresciute del 6% a 23,3 miliardi.

"Abbiamo chiuso l'anno con fatturazioni record e una crescita forte dei prestiti, cosa che ha contribuito al rialzo del 10% dei ricavi trimestrali", ha spiegato in una nota Kenneth I. Chenault, l'uscente amministratore delegato nonché presidente del consiglio di amministrazione di AmEx. E' lui ad avere aggiunto che le spese da parte di chi possiede una carta di credito del gruppo sono salite dell'11% e che nel periodo sono stati emessi oltre 2,5 milioni di nuove carte. Chenault ha detto che gli oneri dovuti alla riforma fiscale "hanno ridotto i nostri coefficienti patrimoniali", motivo per cui AmEx sospenderà il buyback. Il Ceo crede che "la riforma fiscale sarà positiva sia per l'economia Usa sia per American Express. Dato lo slancio delle aziende e i benefici stimati dall'abbassamento dell'aliquota [aziendale al 21% dal 35%] ci aspettiamo di investire fino a 200 milioni di dollari in più nel 2018 rispetto a quanto pianificato per iniziative centrate sulla clientela".

Per il 2018, AmEx stima utili per azione tra i 6,9 e i 7,3 dollari contro un consenso per 7,04 dollari; presupponendo un risultato a metà di quel range, ci sarebbe un incremento del 20% sui profitti per azione del 2017, escluso l'effetto della riforma fiscale firmata da Donald Trump prima di Natale. "Sono contento dei progressi che abbiamo fatto nel corso del 2017 e lascerò American Express in mani molto forti quando [il vicepresidente] Steve Squeri prenderà il mio posto alla fine di questo mese". Il cambio di guardia con Chenault - da 16 anni alla guida di AmEx e da 37 anni nell'azienda - era stato annunciato il 16 ottobre 2017.

In attesa dei conti, arrivati a mercati chiusi, il titolo AmEx aveva perso lo 0,89% a 99,86 dollari; in settimana aveva raggiunto un record a 102,39 dollari. Nel dopo mercato ha ceduto il 2% circa. Da inizio anno è salito dello 0,5% e negli ultimi 12 mesi del 29%.

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