Amministrazione Trump contro Fmi: vuole che riforma fiscale fallisca

L'istituto di Washington aspetta dettagli sulla legislazione ma avverte: non aumenti il deficit. Le probabilità che un taglio alle tasse si finanzi da solo è bassa

Washington - L'amministrazione Trump ha apertamente attaccato il Fondo monetario internazionale, accusandolo di volere un fallimento della riforma fiscale che il presidente americano vorrebbe portare a casa entro fine anno; per lui, sarebbe la prima vittoria legislativa da quando mise piede alla Casa Bianca dal 20 gennaio scorso.

E' stato Mick Mulvaney, a capo dell'Office of Management and Budget al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington, a spiegare al Financial Times che gli scettici vogliono che la riforma non funzioni. E tra loro c'è anche - secondo lui - il Fondo, che preme sui Paesi membri che hanno alti deficit affinché alzino, piuttosto che abbassare, le aliquote fiscali. L'amministrazione Usa invece è dell'idea che alleggerendo il peso fiscale per aziende e persone, la crescita accelererà così come le entrate nelle casse dello stato. "C'è chi ha interesse di vedere che [la riforma fiscale] fallisca perché....se un taglio delle aliquote porta alla crescita, come si può sostenere che serve alzare le tasse in futuro?".

I commenti di Mulvaney seguono la pubblicazione da parte del Fondo di un rapporto che ha avvertito sulle vulnerabilità che rischiano di mettere a rischio la stabilità finanziaria, a cominciare da 135.000 miliardi di dollari di debiti che aziende e consumatori delle nazioni parte del G20 stanno faticando a onorare. "L'idea che si possano ottenere entrare addizionali abbassando le aliquote è qualcosa che, essendo una possibilità concettuale, è raramente documentata in modo empirico", ha spiegato all'FT Vitor Gaspar, direttore del dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale. E' lui ad avere detto al quotidiano di "non avere trovato prove sistemiche che un aumento progressivo delle tasse leda la crescita".

Va detto che nelle conferenze a commento dei rapporti pubblicati tra ieri e l'altro ieri Gaspar e prima di lui Maury Obstfeld, consigliere economico e direttore del dipartimento di ricerca del Fondo, si sono astenuti dall'esprimersi apertamente sulla proposta di riforma fiscale che soltanto ieri Trump è tornato a promuovere a Harrisburg, Pennsylvania. "Ci sono ancora tante cose che devono essere decise; molte potrebbero sembrare semplici dettagli ma sono in realtà cruciali per capire il tipo di deficit o avanzo che si verrà a creare nel bilancio" federale, aveva detto il 10 ottobre Obstfeld. Ieri Gaspar ha ribadito lo stesso concetto. Ma se Obstfeld si era detto convinto che in Usa "una riforma fiscale non dovrebbe aumentare il deficit" e che nel medio termine "dovrebbe aumentare il gettito, da usare poi per investimenti infrastrutturali", Gaspar ha invitato la Casa Bianca a usare prove empiriche a sostegno della sua proposta. Perché "la frequenza di situazioni in cui tagli alle tasse si finanziano da soli è bassa".

Il governo Trump è convinto che l'economia Usa possa crescere al tasso annuo del 3%, un target che l'Fmi non reputa raggiungibile visto che ha tagliato le stime di crescita americana per il 2017 e il 2018 perché in pratica l'istituto di Washington non si aspetta da parte dell'amministrazione Usa gli stimoli fiscali che invece aveva incluso nei suoi calcoli primaverili. Di fronte a una "incertezza significativa", il Fondo dunque preferisce fare riferimento a uno scenario in cui tutto resta come è. L'Fmi prevede che dopo un +1,5% nel 2016, il Pil Usa cresca quest'anno del 2,2% e il prossimo del 2,3%. Nel lungo termine, il potenziale di crescita è visto a un +1,8%. Un problema per Trump, che in passato si è vantato di essere "il re del debito".

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