Amore e una giusta cattiveria: ecco la ricetta delle eccellenze italiane in Usa

Si è appena conclusa a New York la fiera di food&beverage più importante del Nord America: Summer Fancy Food Show. Ecco alcuni protagonisti e le novità di quest'anno

Trecento imprese distribuite in 284 stand su una superficie di quasi 8.000 metri quadrati, un premio che per la prima volta viene assegnato negli Usa e un numero record di visitatori: sono le cifre del Padiglione Italia al Summer Fancy Food Show 2017, la più grande fiera del Nord America dedicata alle specialità food&beverage che si è conclusa il 27 giugno a New York.

"Quando si parla di autenticità del cibo non si può non pensare all'Italia", ha detto Philip M. Kafarakis, presidente della Specialty Food Association, l'ente organizzatore della manifestazione. "Oggi c'è sempre più interesse verso l'autenticità: da dove arriva un prodotto, com'è stato preparato. C'è una rivoluzione in corso, che premia il biologico, la genuinità, la tracciabilità. L'industria alimentare si sta trasformando per andare incontro al consumatore: pensiamo anche a quello che è appena successo con Amazon che ha acquistato Whole Foods", ha continuato Kafarakis, riferendosi all'acquisizione da parte di Jeff Bezos della catena americana di supermercati bio per 13,7 miliardi, debito compreso.

Il Summer Fancy Food è stato anche occasione per portare negli Usa un premio che finora era stato assegnato solo in Europa: l'Italian Food Award, voluto dalla rivista Italianfood.net in collaborazione con Universal Marketing e Specialty Food Association. Il riconoscimento, attraverso dieci categorie (Bakery & Snacks, Beverage, Frozen Food, Olive Oils & Condiments, Pasta, Preserves & Sauces, Rice & Cereals, Salumi & Cheeses, Sweets & Confectionery, Vinegars & Dressings), è andato a premiare quelle eccellenze italiane che operano negli Usa che si sono particolarmente distinte nell'ultimo anno.

"E' da trent'anni che rappresentiamo questa fiera", ci ha detto Donato Cinelli, agente unico per l'Italia della Specialty Food Association e produttore dell'Italian Pavilion. "Ho visto tante aziende crescere nel corso del tempo, e ormai la qualità è altissima".

"Diversamente da quanto si pensa, il buyer americano conosce molto bene il prodotto italiano", ha detto Maurizio Forte, presidente dell'Agenzia Ice a New York. "Sono le aziende alimentari italiane, piuttosto, che devono imparare dall'America la propensione al marketing".

E alcune stanno facendo proprio questo, come ha raccontato ad America24 Lucia Nettis, direttore generale dell'Associazione Puglia in Rosé, un consorzio che unisce 60 produttori di vini rosati pugliesi: "La Puglia è la prima regione per produzione di vini rosati in Italia, ed è stata anche la prima a imbottigliarlo, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale", ci ha spiegato Nettis. "Qui in America abbiamo aperto da poco Luna Ventures, un'agenzia che ha lo scopo di promuovere l'eccellenza dei rosati di Puglia sul territorio americano, creando una rete di vendita negli Usa", ha proseguito Nettis. "Il rosato, da non confondersi con il rosé classico che nasce dall'unione tra bianco e rosso, è un vino a lavorazione particolarissima: si produce dal contatto della vinaccia, ovvero le bucce rosse, con il mosto; questo contatto non può durare più di qualche ora, al massimo una notte: per questo viene chiamato anche 'vino di una notte'. Quello pugliese si distingue dagli altri per il colore, che non è rosa, ma corallo", ha continuato Nettis, arrivata a New York da Bari per presentare Puglia in Rosé al Summer Fancy Food Show in collaborazione con Vinitaly e appunto, come direbbe Forte, "fare marketing", o in questo caso far conoscere negli Stati Uniti un'eccellenza enologica italiana di cui al momento si sa poco anche in Italia.

Va detto però che negli ultimi anni il sud della nostra penisola sta suscitando sempre più interesse da questa parte dell'oceano Atlantico: lo dimostra il New York Times, che ha inserito la Calabria nella sua lista delle 52 mete da visitare nel 2017. E la regione ha avuto al Summer Fancy Food Show uno spazio di riguardo, in cui si è discusso anche di genetica. L'università della Calabria ha infatti svolto insieme alla University of Southern California uno studio che mostra come la longevità sul territorio calabrese - in particolare di alcune generazioni - sia dovuta all'antica dieta tradizionale degli anni '50-'60 tipica di quelle zone. "Poche proteine, pochi grassi animali, molte farine integrali, buoni grassi vegetali: grazie a questa dieta chi aveva cinquant'anni negli anni '60 del '900 è diventato centenario", ci ha spiegato Giuseppe Passarino, professore dell'ateneo calabrese. "I cibi trendy del 2018 saranno calabresi: la 'nduja, il caciocavallo, la liquirizia e il bergamotto", ha detto la celebre chef Lidia Bastianich, che nonostante le origini istriane è sempre più appassionata di Calabria. "In America sta crescendo l'interesse per questa regione e la sua cucina, che si sta affermando come icona di prodotti ricchi di personalità e salutari".

E a proposito di personalità, sempre rimanendo nel Sud Italia ma saltando in Sicilia, alla fiera abbiamo conosciuto Nicola Fiasconaro, che insieme ai fratelli guida l'azienda dolciaria di famiglia fondata nel 1953 a Castelbuono (provincia di Palermo), e si è inventato la cosa più strana che si possa pensare di trovare in meridione: il panettone. "Scoprii il tipico dolce natalizio del Nord quando andai appunto al Nord a studiare pasticceria, da ragazzo", ha raccontato Fiasconaro. "E pensai: perché non produrre il nostro, al Sud?". E' nato così il panettone Fiasconaro, che mescola tradizione settentrionale e creatività siciliana: da quello alla manna a quelli con pistacchio e cioccolato di Modica, passando per il panettone omaggio a Cuneo e ai suoi marron glacé, Nicola ha reinventato un classico natalizio di una zona completamente diversa d'Italia, dandogli un twist siciliano. "Ora sto perfezionando il panettone ai marron glacé. L'ho presentato qui in fiera specificando che non è ancora del tutto pronto: lancerò la versione definitiva in autunno, adesso manca ancora qualcosa", spiega Fiasconaro. Gli abbiamo chiesto che cosa. "Un po' di cattiveria, di aggressività", ci risponde. "E come si mette la cattiveria in un prodotto? Mettendoci ancora più amore".


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