Analisi (segreta) della Casa Bianca: i dazi frenano la crescita ma Trump dice il contrario

La conclusione del documento non pubblico arriva a poche ore dal G7. Un portavoce dell'amministrazione Usa: il presidente vuole che tutti riducano le tariffe doganali. Per ora solo ritorsioni alle sue

Nonostante quel che ripeta pubblicamente, l'amministrazione Trump sa che la sua politica commerciale lederà la crescita dell'economia degli Stati Uniti. E' quanto emerso da un'analisi condotta dal Council of Economic Advisers, il team di esperti economici della Casa Bianca. E' il New York Times a dare notizia della ricerca, circolata solo internamente al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington (come spesso succede) e mai resa pubblica.

Citando varie fonti anonime, il giornale riconosce di non conoscere le stime economiche esatte contenute nel documento ma la conclusione di quest'ultimo è arrivata a poche ore dall'inizio del G7 già ribattezzato G6+1 per via dell'isolamento degli Usa dovuto alle loro politiche commerciali. Non a caso Trump, ha scritto il Washington Post, aveva persino ipotizzato di non presentarsi al summit da cui poi volerà a Singapore. Là lo attenderà Kim Jong Un, il leader nordcoreano che con lui farà comunque la storia. Salvo sorprese.

Durante un briefing con la stampa, il presidente del Council of Economic Advisers, Kevin Hassett, martedì 5 maggio aveva evitato di rispondere a domande su potenziali stime calcolate ipotizzando una guerra commerciale tra Usa e Cina, che potrebbe scoppiare "poco dopo" il 15 giugno se Washington tirerà dritto con i dazi contro prodotti tecnologici cinesi per 50 miliardi di dollari. "Se si ipotizza un futuro in cui chiunque altro riduce le tariffe doganali ai livelli delle nostre, ciò è enormemente positivo per l'economia globale e per quella Usa", aveva detto descrivendo Trump come un grande negoziatore. Peccato che le reazioni alle mosse della Casa Bianca siano state opposte visto che Ue e Canada hanno promesso ritorsioni ai dazi sull'acciaio e sull'alluminio fatti scattare contro di loro il primo giugno scorso. Il Messico, a sua volta punito, ha annunciato in settimana dazi contro prodotti agricoli e in acciaio degli Usa per 3 miliardi di dollari.

La Banca Mondiale ha avvertito: una accelerazione del passo e della portata dei dazi adottati, rischia di riportare i livelli degli scambi commerciali su scala mondiale a quelli del 2008.

Anche l'Ocse, proprio da Washington, ha messo in guardia contro i rischi commerciali dati dagli Usa. Il segretario generale dell'organizzazione parigina, Angel Gurria, mercoledì si è detto "dispiaciuto per la proliferazione dei dazi", considerati "una minaccia all'economia globale".

Per il momento la Casa Bianca si è trincerata dietro un no comment. "Non facciamo commenti su documenti interni", ha detto la portavoce Lindsay Walters al Nyt. E' lei ad avere spiegato che l'agenda commerciale di Trump è volta a "portare il resto del mondo ad abbassare i dazi e portare le esportazioni americane a un campo di gioco equo". Bisogna vedere se colui che in campagna elettorale si autodefì "il re del debito" e che per il suo consigliere economico Larry Kudlow è il "riformatore commerciale più forte degli ultimi 20 anni" riuscirà a centrare l'obiettivo.

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