C'è anche Berlusconi nel libro che ha fatto infuriare Trump

Da sinistra, Dmitry Medvedev, Silvio Berlusconi e Vladimir Putin vicino a Sochi, Russia, il 3 dicembre 2010 AP

Spunta anche il nome di Silvio Berlusconi nel libro controverso che ha fatto infuriare Donald Trump tanto da portarlo a scomunicare il suo ex stratega Steven Bannon (costretto a fare marcia indietro).

L'ex presidente del consiglio nuovamente al centro della campagna elettorale italiana viene citato una volta in "Fire and Fury: Inside the Trump White House" di Michael Wolff. Il nome del Cavaliere spunta laddove si parla del "rifiuto di Trump a trattare [il presidente russo Vladimir] Putin come un semi-criminale", cosa che di fatto "significava che Trump era ottimista in merito a un ritorno della potenza russa e che magari la stava pure promuovendo".

L'autore del libro si interroga sul perché "un politico americano abbracci pubblicamente e in modo adulatorio Vladimir Putin e incoraggi quello che l'Occidente vede come un avventurismo russo". Una possibile spiegazione? "Trump era attratto da uomini forti e autoritari", una "vulnerabilità" che porta "più vicini alla corruzione" se "si frequenta qualcuno e si guarda favorevolmente a politici il cui potere sta parzialmente nella loro tolleranza alla corruzione".

Così come Trump era attratto da quel tipo di uomini, si legge, "Putin era attratto da uomini forti populisti a sua immagine e somiglianza". Ecco allora che una fonte di Wolff ha chiesto: "Perché i russi non gli offrono [a Trump] la stessa assistenza furtiva con cui hanno generosamente ricoperto Le Pen, Berlusconi e il resto?".

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