Meno di due settimane fa raccontavo qui di come Rick Santorum debba parte del proprio successo al sostegno economico elargitogli da Foster Friess, il finanziere con il cappello da cowboy, mentre Newt Gingrich non sarebbe sopravvissuto senza l'apporto finanziario di Sheldon Adelson, magnate dei casinò (a proposito: ieri Jonathan Chait sul sito del New York Magazine ipotizzava che Adelson stia continuando a finanziare l'impresa disperata del vecchio Newt solo per impedire che i voti dell'elettorato conservatore convergano su Santorum, che detesta: in questo modo starebbe indirettamente facendo il gioco di Romney. Chiusa parentesi).
Ebbene: nel grande gioco del finanziamento delle primarie anche Ron Paul, senza dubbio il più improbabile dei quattro aspiranti candidati rimasti in lizza, ha un suo illustre finanziatore. Si tratta di Peter Thiel, quarantaquattrenne miliardario di origni tedesche, confondatore della società PayPal che gestisce l'ormai celebre sistema di pagamento online utilizzato per gli acquisti su eBay e su molti altri siti di commercio telematico.
Personaggio poliedrico come pochi, finanziere della Silicon Valey e filosofo, gay e cristiano (qui un suo lungo ritratto firmato da George Packer sul New Yorker a novembre), Thiel fu anche il primo ad investire in Facebook, un prestito da mezzo milione di dollari nel 2004 quando la società di Zuckerberg era solo la piccola startup messa su da un gruppo di studenti: possiede tutt'ora il 2,5% del social network, e anche a questo deve la sua grande ricchezza. Si tratta peraltro di un imprenditore "eretico" non nuovo a provocazioni di vario genere: l'anno scorso, ad esempio, lanciò una fondazione che avrebbe finanziato i progetti di studenti disposti ad abbandonare gli studi universitari ("inutili" secondo lui) per lanciarsi nel mondo dell'impresa (che poi un certo senso è proprio quello che fece Zuckerberg).
David Weigel su Slate riferisce che Thiel ha versato un milione e settecentomiladollari per la candidatura di Ron Paul solo a gennaio, dopo averne elargiti novecentomila a dicembre. Il bello è che ammette candidamente che tutto ciò non è mirato alla candidatura: “In realtà stiamo facendo una campagna per il 2016, stiamo lavorando per costruire una base libertarian per il prossimo ciclo elettorale”. Forse perché si sta diffondendo la sensazione che tanto questo giro lo vince Obama?














