Apple: il Senato Usa vuole spiegazioni su sicurezza Face ID nell'iPhone X

Il gruppo chiamato a rispondere a una serie di domande entro il 13 ottobre. Promette, per esempio, di non cedere i dati biometrici a scopi commerciali? E come ha catturato un miliardo di facce per lo sviluppo della funzione?
Apple

Il presidente della sottocommissione Giudiziaria del Senato dedicata a privacy e tecnologia ha scritto una lettera al Ceo di Apple chiedendo informazioni su Face ID, la funzione di riconoscimento facciale inclusa nel nuovo iPhone X da mille dollari.

Il senatore democratico Al Franken ha detto a Tim Cook di essere "incoraggiato dai passi che Apple dice di avere fatto" per rendere operativo lo sblocco del nuovo smartphone attraverso il riconoscimento del volto di chi lo possiede. "Tuttavia", ha aggiunto il senatore, "questioni sostanziali restano su come Face ID impatterà sulla sicurezza e sulla privacy degli utenti iPhone e sul fatto che la tecnologia funzioni bene in vari gruppi di persone" a seconda della razza, del genere e dell'età. Per questo ha chiesto informazioni ulteriori su come l'azienda "gestisce queste questioni internamente e sui passi addizionali che intende fare per proteggere i suoi utenti".

Come spiegato durante il lancio all'evento di martedì 12 settembre, i dati biometrici verranno salvati sul dispositivo piuttosto che nella cloud. Lo sblocco non funzionerà se gli occhi sono tenuti chiusi o se il telefonino non è allienato correttamente al volto. Inoltre Face ID è stato pensato in modo tale da riconoscere il cambiamento di look della persona che possiede l'iPhone X riducendo i casi di sblocco da parte di sconosciuti. In pratica lo smartphone promette di essere capace di identificare il suo possessore a prescindere dal suo taglio di capelli, dal trucco o dall'uso di accessori come cappelli e occhiali. Sempre nel corso della presentazione, era stato detto anche che le probabilità che una persona a caso riesca a sbloccare il nuovo iPhone X sono pari a una su un milione contro una su 50mila del Touch ID (la funzione per sbloccare l'iPhone con l'impronta digitale).

Eppure, ad Al Franken tutto ciò non basta. E infatti nella lettera ha posto una serie di domande a cui Apple deve rispondere entro il 13 ottobre prossimo. Il senatore vuole per esempio sapere dove Apple ha pescato il miliardo di immagini di volti che ha detto di avere usato per sviluppare Face ID. Vuole anche capire se il gruppo garantisce che non condividerà mai con parti terze e a scopo commerciale i dati biometrici e che non ha alcuna intenzione di usare quei dati stessi per altri scopi che vanno al di là di Face ID. Chissà che Franken non sia stato convinto, tra le altre cose, dal fatto che al primo tentativo, la dimostrazione del funzionamento del riconoscimento facciale non abbia funzionato imbarazzando l'azienda.

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