Apple: voci di ritardi, niente iPhone 8 fino a novembre?

Secondo indiscrezioni di stampa, ci sono problemi con i sensori 3D per il riconoscimento del volto

Il tanto atteso iPhone 8 potrebbe non arrivare nei negozi fino almeno a novembre a causa di ritardi nella produzione. È quanto sostiene il quotidiano cinese Economic Daily News, ripreso dal sito taiwanese DigiTimes. Se le indiscrezioni, che ricalcano le preoccupazioni degli analisti a Wall Street, fossero confermate, il nuovo modello dello smartphone realizzato da Apple non verrebbe lanciato a settembre, come successo per tutti i modelli precedenti.

La causa del ritardo sarebbe da attribuire alle difficoltà di elaborazione dei sensori 3D per il riconoscimento del volto di cui il nuovo iPhone sarebbe dotato, oltre al lettore di impronte digitali sullo schermo. A settembre dovrebbero essere comunque lanciati l’iPhone 7s e il 7s Plus. Per l’iPhone 8, il più costoso di sempre, si potrebbe aspettare fino alla stagione dello shopping natalizio che in Usa inizia formalmente con il Giorno del Ringraziamento. Con un prezzo di partenza stimato a 1.200 dollari, circa il doppio del costo attuale dell’iPhone 7, l'iPhone 8 dovrebbe avere caratteristiche e sensori innovativi: con il suo lancio in grande stile, Apple festeggerebbe il decimo anniversario del lancio dello smartphone che ha rivoluzionato la vita dei consumatori.

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Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, è al Cairo, in Egitto, prima tappa di un delicato tour in Medio Oriente, iniziato nonostante lo 'shutdown' in patria, ovvero la paralisi delle attività dell'amministrazione federale, causata dal mancato accordo tra repubblicani e democratici. "Gli incontri del vicepresidente con i dirigenti di Egitto, Giordania e Israele fanno parte integrante della sicurezza nazionale dell'America" ha commentato Alyssa Farah, portavoce del vicepresidente, per spiegare i motivi che hanno spinto Pence a non cambiare i suoi piani, almeno questa volta.

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Per la prima volta in un quarto di secolo, American Express ha chiuso un trimestre in perdita. Non solo. Il gruppo di carte di credito ha detto che sospenderà il suo programma di riacquisto di azioni proprie nella prima metà del 2018 per ricostituire i propri livelli di capitale, intaccati da oneri per 2,6 miliardi di dollari dovuti alla riforma fiscale Usa approvata prima di Natale. AmEx ha spiegato che i dividendi trimestrali resteranno invece invariati.

Shutdown vicino, Trump: "Colpa dei democratici, vogliono gli immigrati irregolari"

Oggi serve l'ok del Senato alla proposta di legge per una copertura di spesa mensile, ma l'accordo è lontano
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Il Washington Post tiene il conto alla rovescia in testa all'homepage del proprio sito: mancano ormai poche ore allo shutdown, ovvero la paralisi della pubblica amministrazione statunitense, che potrà essere evitata solo con un accordo tra democratici e repubblicani.

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Per la prima volta dall'ottobre 2013, il governo federale subisce una paralisi parziale. La Casa Bianca accusa i democratici

Per la prima volta dall'ottobre 2013, quando il presidente era Barack Obama, il governo federale degli Stati Uniti  è protagonista di una paralisi parziale. Per trovare una soluzione c'era tempo fino alla mezzanotte del 19 gennaio 2018 di Washington, le sei del mattino di sabato 20 gennaio in Italia. Come successo oltre quattro anni fa, il cosiddetto "shutdown" ha visto repubblicani e democratici scontrarsi sulla legislazione che andava approvata per continuare a finanziare le attività del governo.

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Due italiani e cinque possessori di Carta Verde sono stati accusati dal dipartimento americano di Giustizia in relazione a quello che gli inquirenti chiamano "Pills Mills", termine riferito a dottori, cliniche o farmacie che prescrivono o distribuiscono oppioidi in modo inappropriato o senza alcuna ragione medica. In pratica, sono accusati di avere gestito cliniche negli Stati della Florida e del Tennessee che hanno dispensato illecitamente antidolorifici associati a una "percentuale significativa" di 700 decessi.

Fmi a San Marino: il settore bancario deve essere rafforzato

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Ristabilire la tenuta del settore bancario e mantenere la stabilità finanziaria restano le principali priorità per San Marino. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale, il cui staff ha concluso la sua missione nel Paese. Facendo notare che la rotta del debito pubblico dipenderà dal costo fiscale finale della riparazione del sistema bancario, l'istituto di Washington consiglia riforme strutturali, inclusa la riduzione della burocrazia, per aiutare una riorganizzazione dell'economia. Anche perché, sostiene l'Fmi, "l'agenda delle riforme è faticosa e richiede un forte impegno da parte di tutti".

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