Argentina inizia a ristrutturare il debito. Per S&P è in default

L'Argentina ha iniziato a ristrutturare il suo debito, pubblicando il nuovo calendario delle scadenze sul debito, ma Standard & Poor’s non ha dubbi: Buenos Aires è di nuovo in default. La nazione sudamericana ci è finita otto volte di cui due dall'inizio del millennio in corso. Non è un caso che almeno a livello informale il Fondo monetario internazionale abbia deciso di riunirsi per discutere della nazione.

L'agenzia di rating è la prima a bocciare di fatto la richiesta di più tempo fatta dal presidente Mauricio Macri ai creditori. Buenos Aires vuole posticipare i pagamenti su 7 miliardi di dollari di debito a breve termine emesso a livello locale e in scadenza quest'anno. Inoltre, l'Argentina ha chiesto agli obbligazionisti stranieri di "volontariamente" allungare la scadenza di titoli di stato a lunga scadenza per 50 miliardi di dollari. Infine, la nazione intende restitutire al Fondo monetario internazione più tardi del previsto i 44 miliardi di dollari di prestiti già ricevuti come parte di un piano da 57 miliardi di dollari.

Sebbene il governo abbia descritto tali azioni come "volontarie", per S&P non lo sono. L'agenzia ha spiegato che alla luce della "continua incapacità" di vendere titoli di stato a breve scadenza, il 28 agosto il governo argentino ha esteso "unilateralmente" la scadenza di bond a breve scadenza. "Questo rappresenta un default sulla base dei nostri criteri". L'agenzia ha abbassato il rating a “selective default”, o a CCC-. Due settimana fa, dopo l'esito shock delle primarie in cui il presidente in carica, Mauricio Macri, è emerso pesantemente sconfitto, S&P aveva tagliato il giudizio a B-. La tripla C sta a significare che il debito argentino "è attualmente vulnerabile a mancati pagamenti e dipende da condizioni economiche, finanziarie e di business favorevoli". Dopo le primarie Fitch aveva abbassato il suo rating di tre gradini a CCC.

Anche colui che dalle prossime elezioni argentine del 27 ottobre emergerà probabilmente come presidente, è convinto che l'Argentina sia virtualmente in default. In un'intervista al Wsj il peronista Alberto Fernández ha detto: "Non c'è nessuno che sta comprando debito argentino e nessuno che lo può pagare. L'Argentina è in un default virtuale".

Non disposto a sostenere le misure di emergenza annunciate dal governo Macri e volte a contenere la volatilità, il 60enne ha aggiunto: "Il mercato sa dove è diretto", riferimento alla ristrutturazione di 101 miliardi di dollari di debiti annunciata due giorni fa dal presidente in carica. Secondo lui, "per invertire questo ciclo bisogna lanciare un piano per spingere i consumi e non chiederò il permesso al Fmi per farlo". 

Fernández ha aggiunto: "La crisi attuale è un déjà vu" e secondo lui, allora come adesso l'Fmi è "colpevole" della situazione. "E' un atto di complicità con l'amministrazione Macri", che secondo lui ha causato "danni simili a quelli sofferti dall'Argentina nel 2001: un default sul debito, nessuna riserva di valuta straniera, una forte svalutazione [del peso] e un aumento della povertà". In quell'anno la nazione finì in default su 100 miliardi di dollari di titoli di stato, allora un record. 

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