L'Argentina punta il dito contro gli Usa e valuta il ricorso all'Aia

Per Buenos Aires è colpa della "precarietà del sistema giudiziario americano". Domani l'udienza del giudice incriminato

Nel caso Argentina, tutti sono contro tutti.

Buenos Aires punta il dito contro "la precarietà del sistema giudiziario americano". Per gli hedge fund con cui continua il braccio di ferro è l'Argentina che ha scelto di cadere in default. E il mediatore Daniel Pollack - che per cinque settimane ha tentato di trovare una soluzione tra le due parti - dice che "le leggi degli Stati Uniti devono essere rispettate" ma prende le distanze: "Non sta nel mio ruolo o intento trovare le colpe in nessuna delle parti".

Quali che siano le varie posizioni, il capo di gabinetto argentino Jorge Capitanich si prepara a portare la battaglia alla Corte internazionale dell'Aia.

Intanto i fari si spostano sul giudice americano Thomas Griesa, colui che sovrintende la disputa tra Argentina e NML Capital, divisione di Elliott Management, e Aurelius Capital Management e che domani alle 20 italiane terrà un'udienza. In quell'occasione si discuterà "dove le parti andranno" dopo che ieri le trattative in extremis non hanno portato ad alcuna soluzione.

E' quel giudice, 83 anni, ad avere stabilito nel 2012 che il governo di Cristina Fernandez de Kirchner non può onorare i suoi impegni con i creditori se prima non rimborsa gli hedge fund che - contrariamente agli altri detentori di bond - non accettarono le ristrutturazioni del debito del 2005 e 2010 e che chiedono 1,5 miliardi di dollari. Ed è per via di quella decisione, confermata lo scorso giugno dalla Corte Suprema Usa, che i 539 milioni di dollari depositati lo scorso 26 giugno dall'Argentina alla Bank of New York Mellon non sono stati versati ai creditori che invece accettarono il concambio (quel denaro resta nelle casse della banca). Da qui nasce il default, definizione contestata dal ministro argentino dell'economia Axel Kicillof, secondo cui non si può usare tale termine visto che i soldi ci sono. E chiedendo più tempo per trattare Kicillof ha lanciato un messaggio anche a S&P, che ieri ha bocciato il Paese: "chi crede alle agenzie di rating?". Moody's e Fitch non si sono ancora espresse dopo gli eventi di ieri.

Griesa, 83 anni, è famoso per non essersi mai impaurito nel prendere decisioni controverse. Lo fece per esempio quando negli Anni '80 si inimicò importanti gruppi di interesse -inclusi l'ex sindaco di New York Ed Koch e l'ex presidente Usa Ronald Reagan - bloccando il progetto "Westway" che avrebbe riempito i fondali dell'Hudson River (il fiume che scorre sul lato occidentale di Manhattan) di tunnel. Allora accusò un'agenzia federale di avere mentito sull'impatto ambientale di una simile iniziativa infrastrutturale.

Ora il giudice che ha contribuito a disegnare la storia di Manhattan sta influenzando il futuro finanziario di un Paese che si trova 8.000 chilometri più a Sud. Resta da vedere se hanno ragione, come scrive il Financial Times, alcuni colleghi secondo cui Griesa tende a prendere decisioni dalle conseguenze non volute. I mercati finanziari argentini se ne sono già accorti: i principali bond, l'azionario ed il peso sono stati venduti a piene mani. Anche i titoli di società argentine quotate in Usa hanno subito forti perdite. Ma gli investitori sperano in un intervento delle banche (forse JP Morgan?) che potrebbero comprare i bond in mano agli hedge fund sbloccando la situazione.

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