L'Argentina ritorna al controllo dei capitali

Mosse "straordinarie" per rispondere al crollo del peso

Nel tentativo di evitare una fuga di capitali e una caduta ulteriore del peso, l'Argentina ha imposto controlli sulla sua valuta. La mossa segue l'annuncio shock, fatto mercoledì 28 agosto, di una ristrutturazione del debito per 101 miliardi di dollari che per S&P equivale a un default.

Alle prese con una crisi economica che è ulteriormente peggiorata dopo le primarie presidenziali dell'11 agosto scorso, in cui il presidente in carica è stato pesantemente sconfitto dal peronista Alberto Fernandez, Buenos Aires ha deciso di imporre limiti sulla sua valuta (il cui valore ha perso oltre il 25% dalle primarie).

La banca centrale argentina - che solo tra giovedì e venerdì scorsi ha perso 3 miliardi di dollari di riserve valutarie - ha dato agli esportatori cinque giorni per rimpatriare gli utili generati dalle vendite all'estero. Tutte le aziende, non solo le banche, dovranno ottenere un'autorizzazione per vendere peso in cambio di valute straniere. I cittadini argentini non potranno comprare più di 10mila dollari al mese "per proteggere i risparmiatori e ottenere una maggiore stabilità nei tassi di cambio". Non ci sono invece limiti per chi vuole prelevare dollari dai propri conti né limiti commerciali o restrizioni nei viaggi.

La nota ufficiale spiega che "alla luce di diversi fattori che hanno condizionato l'evoluzione dell'economia argentina e l'incertezza causata nei mercati finanziari, il governo ha giudicato necessaria l'adozione di una serie di misure straordinarie volte a garantire il normale funzionamento dell'economia, a sostenere il livello dell'attività economica e dell'occupazione, e a proteggere i consumatori".

Per Macri si tratta di un imbarazzo visto che subito dopo la sua elezione nel 2015 aveva rimosso i controlli sui capitali che erano in vigore dal 2011. Rinunciando a riconquistare la fiducia degli investitori, e in vista di elezioni a fine ottobre in cui è dato per perdente, Macri ha fatto ricorso alle soluzioni adottate dal governo precedente.

Anche per il Fondo monetario internazionale il caso argentina rischia di essere imbarazzante. Il controllo dei capitali potrebbe tra l'altro impedire l'esborso di una tranche di 5,4 miliardi di dollari a fine settembre, parte di un salvagente da 57 miliardi lanciato lo scorso anno.

Un portavoce dell'istituto di Washington ha spiegato che l'Fmi "continua a stare al fianco dell'Argentina durante questo periodo difficile". Secondo il Fondo, le misure "di gestione dei flussi di capitale" sono volte a "proteggere la stabilità del tasso di cambio e i risparmiatori".

Nel frattempo l'Argentina rischia di trovarsi a secco di riserve nette.

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