Armstrong, una comoda confessione
Una sessione di terapia più che un'intervista, Oprah Winfrey non indaga sul sistema doping

Era apparso freddo e distaccato, ammettendo l'uso di sostanze dopanti nella prima parte della lunga intervista rilasciata a Oprah Winfrey. Si è invece commosso nella seconda, Lance Armstrong, quando ha parlato dei figli, e di come ha raccontato al più grande, Luke (13 anni), la verità. Una seconda parte nella quale la regina dei talk show americani ha cercato di far emergere il lato umano di Armstrong, dopo aver ottenuto l'ammissione sul doping nei primi minuti dell'intervista.
Armstrong ha confessato per i figli, perché non voleva renderli partecipi di un inganno. "Ho visto mio figlio difendermi (con i compagni) e dire: 'Non è vero, quello che dite di mio padre non è vero'. Eppure non mi aveva mai chiesto: 'Papà, è la verità?'. Lui si fidava di me". L'uomo che si sentiva invincibile si è sciolto in lacrime, come nel più scontato dei canovacci, parlando della famiglia, della madre "distrutta" e della sua ex moglie Kristin, che sapeva tutto. Ma il momento peggiore è stato "lasciare Livestrong (la sua fondazione per la lotta al cancro), che considero il mio sesto figlio".
Quello che resterà dell'intervista, però - come sottolineano il New York Times e altri media statunitensi - saranno le domande che Winfrey non ha posto: la conduttrice gli ha aperto le porte del suo salotto - ottenendo l'esclusica mondiale - gli ha permesso di condividere pensieri ed emozioni, ma non ha posto domande scomode, non ha indagato su quello che l'Usada, l'agenzia antidoping statunitense, ha definito "il più sofisticato programma di doping di squadra mai realizzato nella storia dello sport". Nessuna domanda sulle persone che lo hanno aiutato e coperto in oltre un decennio, e nemmeno su cosa lo avesse spinto a prendere sostanze dopanti dopo essere guarito dal cancro. Una sessione di terapia, insomma, più che un'intervista.
Armstrong, una comoda confessione