Arrivati in Cina i top negoziatori Usa, Trump vuole vedere Xi "molto presto"

E' iniziato il conto alla rovescia per un nuovo round di negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. Trattative preliminari sono iniziate ieri nella capitale cinese, dove oggi sono arrivati anche i due negoziatori chiave statunitensi: il rappresentante commerciale (e falco) Robert Lighthizer e il segretario al Tesoro (più colomba) Steven Mnuchin. Da Pechino, saranno loro il 14 e 15 febbraio a discutere direttamente con il vice premier cinese, Liu He, che il 30 e il 31 gennaio scorsi era stato a Washington per portare avanti il dibattito volto a trovare un accordo ed evitare una guerra a colpi di dazi.

Tecnicamente c'è tempo fino all'1 marzo, quando scadrà la tregua commerciale siglata l'1 dicembre scorso dal presidente americano, Donald Trump, e quello cinese, Xi Jinping, di cui Liu è il top consigliere economico. Stando a fonti del Wall Street Journal, i negoziatori di ambo le nazioni puntano a determinare il framework ideale per una intesa commerciale che sarà poi siglata da Trump e Xi in un possibile summit. La data di un tale incontro non è ancora stata determinata. Solo la settimana scorsa il leader Usa aveva escluso un faccia a faccia prima dell'1 marzo, anche perché i suoi consiglieri più falchi sono convinti che un incontro ridurrebbe la leva che Trump potrebbe esercitare su Xi. Ieri però, parlando ai microfoni di Fox News, la consigliera Kellyanne Conway ha detto che Trump "vuole incontrare Xi molto presto. Il presidente vuole un accordo".

In attesa di capire gli sviluppi legati a un possibile vertice a due, se un accordo non verrà raggiunto passata la mezzanotte dell'1 marzo saranno alzati al 25% dal 10% i dazi (adottati lo scorso settembre) su importazioni cinesi aventi un valore annuo di 200 miliardi di dollari. A quel punto la Cina potrebbe reagire alzando le tariffe doganali adottate in risposta a quelle Usa su importazioni americane per 60 miliardi di dollari.

"Siamo impazienti di affrontare vari giorni importanti di negoziati", ha detto Mnuchin alla stampa mentre arrivava nel suo hotel a Pechino. Gli Usa continueranno a chiedere alla Cina riforme strutturali per proteggere la proprietà intellettuale americana e per impedire il trasferimento forzato di tecnologia da aziende statunitensi a quelle cinesi. Perché è vero che Trump vuole un accordo, come ha spiegato Conway, ma esso deve essere "giusto per i lavoratori e gli interessi americani".

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Nel giorno in cui Donald Trump ha minacciato le nazioni europee di liberare i rispettivi cittadini, circa 800, finiti tra le fila dell'Isis e poi catturati in Siria dalla coalizione capitanata dagli Stati Uniti, il New York Times ha svelato l'identità della voce inglese narratrice dei video propagandistici più diffusi dello Stato Islamico.