Attacco in Siria, scontro tra Washington e Mosca. Gli Usa: "Il tempo delle parole è finito, pronti a colpire ancora"

Dopo l'operazione mirata di Usa, Regno Unito e Francia per mandare un segnale ad Assad, tensione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, che boccia la risoluzione di condanna della Russia
AP

L'azione militare contro presunte installazioni militari chimiche in Siria è da considerarsi conclusa, ma in caso di nuovi attacchi con armi proibite, Washington è "pronta" a intervenire ancora contro il presidente Bashar al-Assad.

Questa la posizione degli Stati Uniti, annunciata dall'ambasciatrice alle Nazioni Unite, Nikki Haley, durante un Consiglio di sicurezza carico di tensione anche per la denuncia, altrettanto ferma, di Mosca, che ha definito l'iniziativa di Stati Uniti, Francia e Regno Unito "un'aggressione" inaccettabile e illegale.

"Il tempo delle parole è finito" ha detto Haley. L'azione statunitense "non è una vendetta, né una punizione, né una simbolica dimostrazione di forza, ma abbiamo dato alla diplomazia chance dopo chance. I nostri sforzi risalgono al 2013. La Siria si è impegnata a rispettare la convenzione sulle armi chimiche. Ma come abbiamo visto dallo scorso anno, questo non è successo"; quindi, "il regime siriano, con il ripetuto ricorso alle armi chimiche, ci ha spinto ad agire. Il raid di ieri è un messaggio chiarissimo: gli Stati Uniti non consentiranno ad Assad di usare ancora le armi chimiche".

"La Russia - ha poi detto - usa il veto al Consiglio di sicurezza dell'Onu come il regime siriano usa il gas sarin", riferendosi ai sei veti esercitati da Mosca sulla crisi siriana. Prima di lei, il rappresentante permanente della Russia all'Onu, Vasily Nebenzya, aveva detto che "l'attacco condotto da Stati Uniti, Francia e Regno Unito in Siria distrugge il sistema delle relazioni internazionali e rischia di destabilizzare tutta l'area". "Noi abbiamo fatto tutto il possibile per evitare queste strategie destabilizzatrici, ma nonostante questo gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno ignorato gli appelli di tornare alla ragione" ha aggiunto.

Dopo le bombe, l'appello al dialogo non poteva che finire in un sostanziale fallimento. Il Consiglio, come previsto, ha respinto la richiesta russa di condannare gli attacchi: la bozza presentata da Mosca ha ottenuto solo tre voti, molto al di sotto dei nove richiesti per l'adozione; otto Paesi hanno votato contro e quattro si sono astenuti. Il testo russo denunciava i raid occidentali, compiuti poche ore prima dell'inizio della missione in Siria da parte dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), allo scopo di raccogliere prove sui presunti attacchi chimici del 7 aprile a Douma, e chiedeva la fine "immediata" della "aggressione" contro la Siria.

Ora sarà la Francia a presentare al più presto una propria bozza per uscire dall'impasse. Secondo una fonte diplomatica, Parigi chiederebbe in particolare la creazione di un meccanismo d'inchiesta sull'uso di armi chimiche, l'immediato accesso umanitario illimitato in Siria e una nuova dinamica per il processo di pace a Ginevra sotto l'egida delle Nazioni Unite.

Intanto, Washinton ha detto di credere che il regime del presidente siriano Bashar al-Assad abbia utilizzato gas sarin e cloro nell'attacco chimico sferrato a Douma.


Il Pentagono

Gli Stati Uniti non cercano il conflitto in Siria. Lo ha sottolineato la portavoce del Pentagono, Dana White, informando che l'intervento coordinato con Francia e Regno Unito "ha colpito con successo tutti gli obiettivi prefissati"; il Pentagono ha poi dichiarato che i raid non avrebbero provocato vittime.

"Non cerchiamo il conflitto in Siria, ma non possiamo permettere violazioni tanto gravi del diritto internazionale" ha detto White. "Abbiamo colpito con successo tutti gli obiettivi. I raid sono stati giustificati, legittimi e proporzionati" ha aggiunto, durante il briefing insieme al generale Kenneth McKenzie, consigliere militare del presidente Donald Trump. McKenzie, poi, ha detto che la contraerea russa non è entrata in azione durante i bombardamenti congiunti e che non ci sono stati contatti con Mosca prima degli attacchi, contrariamente a quanto riportato dalla agenzia russa Ria Novosti. Secondo l'organo di stampa che ha citato l'ambasciatore americano a Mosca, Jon M. Huntsman, gli Stati Uniti sono stati in contatto con Mosca prima dei raid per minimizzare le perdite tra i militari russi e tra i civili.

Il presidente, dopo le dure parole pronunciate per annunciare l'azione militare, ha commentato su Twitter: "Missione compiuta!". "Un attacco perfettamente eseguito ieri sera. Grazie a Francia e Regno Unito per la saggezza e la potenza dei loro ottimi eserciti. Non avrebbe potuto esserci un risultato migliore" ha scritto Trump.


L'attacco

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno lanciato nella notte tra venerdì e sabato degli attacchi contro obiettivi mirati in Siria, per punire il presidente Bashar al-Assad per il presunto uso di armi chimiche contro la popolazione di Douma..

Il segretario alla Difesa, Jim Mattis, ha detto che quella della scorsa notte "al momento" è un'operazione circoscritta e lanciata per "mandare un messaggio forte volto a dissuadere [Assad] dal farlo di nuovo [un attacco con armi chimiche]". Si è trattato di un attacco mirato di più ampia portata rispetto a quello di un anno fa, ma pur sempre di un'operazione contenuta, evidentemente calcolata per evitare di provocare la risposta militare degli alleati di Assad, Iran e Russia, dando al tempo stesso un chiaro segnale al presidente siriano.

Stando al Pentagono, i target dell'azione coordinata includono un centro di ricerca scientifico vicino alla capitale siriana, un magazzino di armi chimiche nei pressi di Homs e un non lontano posto di comando. L'anno scorso, quando per motivi simili Trump aveva deciso di lanciare un'azione militare, era stata presa di mira solo una base aerea siriana. Questi target sono stati scelti in base alla loro "importanza" nell'ambito del programma chimico siriano e del luogo, per evitare effetti collaterali.

A dare l'annuncio dell'azione coordinata tra Washington, Parigi e Londra è stato il presidente Trump. In un messaggio video alla nazione, il leader nordamericano ha fatto riferimento al presidente siriano, il "dittatore" Bashar al-Assad, e all'ultimo presunto attacco chimico dicendo "queste non sono le azioni di un uomo. Sono piuttosto crimini di un mostro". Lui che, soltanto la settimana scorsa, sembrava pronto a portare a casa i 2.000 soldati presenti in Siria, ha dichiarato che gli Stati Uniti "sono pronti ad agire in questo modo fino a quando il regime siriano non smetterà di usare sostanze chimiche proibite".

Anche Theresa May, il premier del Regno Unito, ha dichiarato: "Non si tratta di intervenire nella guerra civile. Non si tratta di cambiare regime. Si tratta di un attacco limitato e mirato che non alimenta ulteriormente le tensioni nella regione e che fa il possibile per prevenire vittime civili". Stando a Mattis, l'attacco è stato "preciso, proporzionato e pesante[...] è stato usato un numero doppio di armi rispetto allo scorso anno", quando Trump diede il via al lancio di 59 missili Tomahawk.

La tv di Stato siriana ha riferito che 13 missili sono stati abbattuti a Sud di Damasco per contrastare "l'aggressione americana". La Russia - l'alleata di Damasco convinta, insieme a vari osservatori, che un attacco chimico a Douma non ci sia stato e che i video e le immagini fatti circolare siano stati creati ad hoc - non ha fatto attendere la sua risposta: su Facebook, l'ambasciatore russo in Stati Uniti, Anataloy Antonov, ha scritto che "azioni simili avranno conseguenze". Antonov ha aggiunto che "gli Stati Uniti - il più grande possessore di un arsenale di armi chimiche - non hanno alcun diritto morale di puntare il dito contro altre nazioni".


Le reazioni

Il regime siriano ha denunciato "l'aggressione barbara e brutale" dei Paesi occidentali. "La guerra condotta dagli Stati uniti contro la Siria, contro i popoli della regione e i suoi movimenti di resistenza, non raggiungerà i suoi obiettivi" si legge in un comunicato di Hezbollah, alleati del presidente siriano Bashar al-Assad.

La Russia ha condannato "con la massima fermezza" i raid sulla Siria a opera di Usa, Francia e Regno Unito, un'aggressione "in violazione della carta Onu e del diritto internazionale", "contro uno Stato sovrano, in prima linea nella lotta contro il terrorismo". Lo ha affermato in una nota il presidente russo, Vladimir Putin, che chiede una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu per "discutere dell'aggressione degli Usa e dei suoi alleati contro la Siria". Putin poi ha criticato l`atteggiamento "cinico" dei Paesi occidentali e condanna "seriamente l'attacco alla Siria, dove le truppe russe stanno aiutando il governo legittimo nella lotta contro il terrorismo". Per Putin "gli Stati Uniti con le loro azioni aggravano ulteriormente la catastrofe umanitaria in Siria, dove la popolazione civile sta soffrendo, sono indulgenti con i terroristi, che torturano il popolo siriano da sette anni, provocando una nuova ondata di profughi dal Paese e della regione nel suo complesso"..

Israele ha definito "legittima" l'operazione militare degli Stati Uniti in Siria, affermando che il regime di Damasco continua le sue "azioni mortali". "L'anno scorso il presidente americano Donald Trump ha fatto capire che l'uso di armi chimiche equivale a superare una linea rossa. Questa notte Usa, Francia e Gran Bretagna hanno agito di conseguenza" ha spiegato un responsabile israeliano rimasto anonimo.


Le accuse di Trump a Mosca

Nel discorso con cui ha annunciato i raid militari, Trump si è rivolto a Russia e Iran, principali alleati di Damasco: "Che razza di Paese vuole essere associato con l'assassinio di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni possono essere giudicate dagli amici che hanno". "Nel 2013, il presidente Putin e il suo governo promisero al mondo che avrebbero garantito l'eliminazione delle armi chimiche in Siria. Il recente attacco di Assad e la risposta di oggi sono il diretto risultato del fallimento della Russia nel mantenere la sua parola". "La Russia - ha aggiunto Trump - deve decidere se continuare lungo questo oscuro percorso o se si unirà alle nazioni civilizzate come forza per la stabilità e la pace".

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