Attenzione alla crisi del 2013, avverte Roubini

L'uomo che aveva previsto il crash del 2008 lancia un altro allarme

L'economista che ha previsto la grande crisi del 2008 ha in serbo un altro avvertimento: attenzione al rischio di una nuova crisi l'anno prossimo. Nouriel Roubini, professore alla New York University, aveva detto nel 2006 che ci sarebbe presto stato un crollo finanzario globale "catastrofico". Adesso, in un'intervista a Bloomberg News, torna a dire che le condizioni per quella che ha definito "una tempesta" stanno tornando, a causa del rallentamento dell'economia cinese, dei problemi di bilancio degli Stati Uniti, della necessità di ristrutturare il debito in Europa e della stagnazione in Giappone. C'è quindi una chance del 30 per cento secondo Roubini che queste condizioni provochino una nuova crisi. C'è anche la possibilità che l'economia globale passi a un periodo di crescita "anemica ma che in fondo va bene".

Per Roubini il vero problema è il peso del debito: "Stanno tutti rinviando il problema dell'eccesso di debito pubblico e privato. Ma il problema sta peggiorando e potrebbe esplodere al più tardi nel 2013". La data cioè quando, per Roubini, i mercati finanziari accuseranno il colpo, con pesanti perdite. E potrebbe esserci anche una "rivolta del mercato obbligazionario" nei confronti dei titoli del Tesoro Usa: "Quest'anno negli Usa avremo un deficit di mille miliardi di dollari, l'anno prossimo anche, e molto probabilmente anche nel 2013. Il rischio è che a un certo punto il mercato delle obbligazioni si svegli, come ha già fatto in Europa, e faccia schizzare i tassi d'interesse, strozzando la ripresa". Ripresa che già appare in dubbio considerando la risalita della disoccupazione americana al 9,1 per cento a maggio, dato che fa dire a Roubini che potremmo vedere un rallentamento dell'economia globale nella seconda metà di quest'anno.

Ma ce n'è anche per la Cina. Il fondatore del centro ricerche Roubini Global Economics dice che "l'eccesso di capacità produttiva in Cina porterà a un atterraggio duro". Per non parlare del rischio di una bolla speculativa sull'immobiliare cinese. Negli ultimi due anni sono stati infatti concessi in Cina mutui per 2.700 miliardi di dollari, un record, con i prezzi delle case ai livelli più alti di sempre.

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