“Ama, onora e proteggi questo magazzino”. Sembra una battuta tratta da un film comico, ma è accaduto davvero. Domenica scorsa, Babylonia Aivaz, attivista di Seattle, ha sposato un edificio abbandonato di 107 anni per evitarne la demolizione. Abito da sposa bianco, trucco acceso sulle guance e tiara in testa, Aivaz ha risposto alla domanda del prete intonando la canzone dei Cat Power, Sea of Love. “Vieni con me amore mio, verso il mare, verso il mare dell’amore. Voglio dirti quanto ti amo”. Alla fine della cerimonia, un cartello con su scritto “I do” (“lo voglio”) è stato appeso fuori dal magazzino, mentre i 50 invitati intonavano la canzone “Lean on me”, “Conta su di me”. Aivaz ha poi voluto precisare che il suo è stato un matrimonio gay, dato che il sesso dell’edificio sarebbe femminile.
La cerimonia di domenica è solo l’ultima trovata dell’attivista di Seattle che, nel mese di dicembre, aveva occupato l’edificio con sedici amici per protestare contro la trasformazione della zona in quartiere residenziale. “È un problema serio che tocca i più poveri e soprattutto la gente di colore. Questo è solo l’inizio della battaglia”, ha dichiarato Aivaz all’emittente televisiva Komo. “Se le società hanno gli stessi diritti delle persone fisiche, lo stesso vale per gli edifici”. Il sogno dei manifestanti è trasformare il magazzino in uno spazio al servizio della comunità ma, per ora, la demolizione andrà avanti. Al posto della costruzione sorgerà un complesso di appartamenti di lusso.
L’evento ha suscitato l’ilarità di molti e giornali e tivù si sono divertiti a scherzarci sopra. “Non aspettarti molto dalla prima notte di nozze”, si legge sul Daily Mail. “Nonostante non abbiano molti punti in comune, il matrimonio avrà delle solide fondamenta”, scrive Fark. “Signore, se pensate che non ci siano abbastanza uomini là fuori, perché non sposate un edificio?”, ironizza la Cnn. Insomma, se l’intento era quello di attirare l’attenzione dei media, Aivaz ci è riuscita. Difficile dire se la protesta porterà qualche risultato o servirà solo a riempire le pagine dei giornali di battute sarcastiche.














