L'australopiteco Lucy e la nuova ipotesi sulla sua morte: è caduta da un albero

E' quanto sostenuto da un team di scienziati statunitensi ma Donald Johanson, il paleontolgo che nel 1974 scoprì i reperti, non è d'accordo
a24

La nonna della specie umana, altrimenti nota come Lucy - uno scheletro di un australopiteco risalente a 3,2 milioni di anni fa - potrebbe essere morta per una caduta da un albero. Lo sostiene un team di ricercatori statunitensi che ha divulgato la notizia sulla rivista Nature. “La somiglianza con le fratture conseguenti a caduta riscontrate negli uomini ci fa supporre che sia questa la causa della morte di Lucy” ha riferito John Kappelman, l’antropologo che ha condotto lo studio presso l'Università del Texas, ad Austin. Dai calcoli degli scienziati, Lucy, che pesava meno di 30 chilogrammi, potrebbe aver subito lesioni simili cadendo da circa 15 metri di altezza.

La pubblicazione di questa teoria sulla rivista Nature ha immediatamente generato un dibattito all'interno della comunità scientifica. Il Guardian ha chiamato in causa altri esperti che hanno nettamente confutato la tesi. Tra questi Donald Johanson lo studioso che nel 1974 ha scoperto lo scheletro in Etiopia.

“La rottura delle ossa potrebbe spiegarsi in molti modi” ha detto il papà di Lucy, paleontologo presso l’università dell’Arizona - "l’idea che sia caduta da un albero è una storia indimostrabile". Ma Kappelman ha replicato affermando di non essere riuscito a trovare “una spiegazione convincente alla possibilità che le ferite siano state generate post mortem” magari per un calpestamento. Questo è infatti uno dei punti maggiormente contestati.

Tim White, paleontologo dell’università di Berkeley in California sulle colonne del Guardian ha spiegato che “le ferite create da forze geologiche naturali sono molto comuni nei fossili. Ogni singola parte dello scheletro di Lucy ha crepe. Gli autori di questa teoria dovrebbero essere in grado di indicare quali siano le ferite causate dalla caduta di un albero”.

Ma a questo interrogativo Kappelman ha candidamente risposto “Nessuno di noi era l". Certamente non abbiamo visto Lucy morire”.

La scoperta di Lucy risale al 1974. Johanson e il suo allievo, Tom Gray, stavano conducendo alcune ricerche presso il villaggio di Hadar nel nord dell'Etiopia ed è lì che hanno rinvenuto per caso un frammento di osso che li ha portati poi a scoprire gli altri resti, riuscendo a ricostruire il 40% dello scheletro.

La notte della scoperta la squadra di ricercatori ha festeggiato con una cena, bevendo diverse casse di birra e ascoltando l'album dei Beatles 'Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band"' in cui è contenuta la canzone 'Lucy in the Sky with Diamonds'. Qualcuno del team ha poi pensato di chiamare il fossile Lucy, in onore del pezzo scritto da John Lennon.

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