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Medicina

Bambina guarita dall'HIV in Mississippi, primo caso nella storia

4 Marzo 2013, 10:47

Una bambina di due anni e mezzo nata sieropositiva in una zona rurale del Mississippi appare essere stata “funzionalmente curata” e da un anno non dà segni di ricaduta. L’annuncio è giunto da Deborah Persaud della Johns Hopkins University di Baltimora durante la annuale “Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections” in corso in queste ore ad Atlanta, in Georgia.

La prima guarigione dall'Aids

Si tratta del primo caso documentato di un bimbo nato sieropositivo efficacemente “curato” dall’HIV, e del secondo nella storia di una guarigione da questa malattia. Si apre ora una nuova speranza per i molti bambini che ogni anno, soprattutto in Africa e in altri paesi del terzo Mondo, vengono alla luce affetti dal virus che causa l’AIDS, o che lo contraggono dalla madre durante il parto o durante il primo allattamento.

La bimba, come non di rado accade in questi casi, aveva contratto l’HIV dalla madre sieropositiva durante la gravidanza. Una madre che non si era mai fatta curare, ma che il destino portò a rivolgersi al pronto soccorso di una struttura medica molto avanzata, dove il caso venne immediatamente trattato in modo sperimentale. Al secondo giorno di vita la sua sieropositività era stata diagnosticata dalla dottoressa Hannah Gay della Università del Mississippi, la quale aveva avuto l'intuizione di tentare immediatamente una cura aggressiva basata su di un cocktail antiretrovirale di tre diversi farmaci, anziché limitarsi a somministrargliene uno solo o con due come normalmente si fa con i neonati. Il trattamento, che gli addetti ai lavori chiamano HAART (highly active antiretroviral therapy), è attualmente uno standard ma solo nella cura dei pazienti adulti, e normalmente porta a cronicizzare, cioè a contenere e tenere sotto controllo la malattia, ma non ad eliminarla. E invece, a quanto pare in questo caso ha avuto un effetto molto più radicale sulla bambina, la quale è stata sottoposta a questo trattamento per tutti i primi 18 mesi della sua vita, quindi oltretutto molto più a lungo di quanto normalmente accade ai neonati.

Il trattamento è stato interrotto non per decisione dei medici, ma perché a quel punto la madre, di testa sua, non l’ha più portata a curarsi. Normalmente, non appena si interrompe la terapia si risvegliano le cosiddette riserve di cellule dormienti, e il paziente subisce una ricaduta. E invece, in questo caso, quando la bambina è ricomparsa cinque mesi dopo l’interruzione delle cure, improvvisamente non risultava più sieropositiva. Una neonata guarita da Hiv? I medici non si capacitavano. “Sulle prime mi sono detta: oddio, vuoi vedere che per sbaglio ho sottoposto a terapia una bambina sana” racconta la dottoressa Gay. E invece, accurate verifiche di laboratorio hanno confermato che la sieropositività in origine c’era, ma è scomparsa.

Attualmente, a distanza di un anno dalla fine del trattamento, la bimba risulta negativa al normale test per l’HIV, mentre alcuni speciali test supersensibili appositamente messi a punto dai medici della Università del Mississippi rivelano piccole tracce del virus apparentemente non più in grado di replicarsi – quindi tecnicamente la bambina ad oggi risulta “guarita”, anche se non è ancora del tutto escluso che in futuro la sua condizione possa modificarsi. Ma da ormai un anno non riceve più cure. “Mi limito a risottoporla periodicamente al test, e a pregare che rimanga così” ha spiegato la dottoressa Gay.

Aids curabile?

Questo caso, che potrebbe rappresentare un “game changer” nella storia della lotta contro l’AIDS, è stato studiato negli ultimi sei mesi dalla Dottoressa Deborah Persaud della Johns Hopkins University di Baltimora e dalla Dottoressa Katherine Luzuriaga dell’Università del Massachusetts, grazie ad un finanziamento messo a disposizione dall’amfAR (American Foundation for AIDS Research): le verifiche condotte hanno confermato il successo di questo esperimento, ed ora ci si sta muovendo per capire come replicarlo, a partire dallo studio della diversa reattività del sistema immunitario del neonato rispetto a farmaci che nell’adulto non avevano mai prodotto un simile successo. “Forse è ancora presto per parlare di una vera e propria cura” ha spiegato alla Associated Press il Dottor “Anthony Fauci dei National Institutes of Health, “ma di certo si tratta di quanto più vicino ad una cura noi abbiamo mai visto”.

Ultimo aggiornamento: 1 anno, 6 mesi fa