Banca centrale indonesiana contro bitcoin: rischio per la stabilità del sistema

L'istituto centrale già in passato non aveva riconosciuto le valute digitali come strumento legale di scambio, impedendo di fatto che potessero essere usate come forma di pagamento nel Paese asiatico.

Si allunga la lista di banche centrali preoccupate per l'effetto-bitcoin. L'ultima in ordine di tempo a lanciare l'allarme su possibili rischi posti alla stabilità del sistema finanziario è stata la Bank Indonesia, che ha parlato delle possibili forti perdite per chi investe e per l'intero mercato.

L'istituto centrale indonesiano già in passato non aveva riconosciuto le valute digitali come strumento legale di scambio, impedendo di fatto che potessero essere usate come forma di pagamento nel Paese asiatico.

"Detenere valute virtuali implica alti rischi e si presta alla speculazione, perché non ci sono autorità che si assumano la responsabilità, non c'è un amministratore ufficiale e non ci sono asset sottostanti che facciano da base per il prezzo", ha detto un portavoce della Bank Indonesia.

Un altro problema, ha spiegato Agusman, è che le valute virtuali possono essere usate per il riciclaggio di denaro e per finanziare il terrorismo, motivo per cui potrebbero appunto avere un impatto negativo sulla stabilità del sistema finanziario e provocare perdite alla società.

"Le criptovalute non sono uno strumento legale di scambio. Quando ci sono rischi, le perdite finiscono per essere sostenute dal pubblico. Siamo obbligati a tutelare i consumatori e a proteggerli da una bolla", ha detto. Parole pesanti, che potrebbero spaventare chi ha già investito in bitcoin: "Non ci hanno consultati prima di comprare, ora devono capire", ha detto Agusman.

Le autorità indonesiane il mese scorso avevano vietato l'uso di valute digitali da parte di società fintech coinvolte nei sistemi di pagamento e stanno valutando se sia anche necessario introdurre limiti al trading sulle piazze di scambio delle monete digitali.

Altri Servizi

Il rendimento del T-Bond a 10 anni tocca il 3%

E' la prima volta dal gennaio 2014. Azionario nervoso. Focus su vertice Trump-Macron
iStock


Alphabet: cambiamenti contabili spingono gli utili, salgono le spese

Google spende di più per attrarre traffico sui suoi siti. Data center, cavi sottomarini e l'acquisizione del Chelsea market a NYC costano. Rassicurazioni in vista di nuove regole Ue più stringenti

Grazie a cambiamenti contabili e a introiti pubblicitari in aumento, Alphabet ha chiuso il primo trimestre del 2018 con utili e ricavi in rialzo e sopra le stime degli analisti. Il colosso tecnologico che controlla Google ha tuttavia registrato un balzo delle spese per attrarre traffico sui propri siti. Inoltre le spese per capitale sono quasi triplicate rispetto a un anno prima superando del doppio le previsioni del mercato. La trimestrale è stata pubblicata in vista dell'entrata in vigore nella Ue della General Data Protection Regulation, della quale Google si è detto pronto a rispettare i requisiti.

Trump minaccia l'Iran, Macron cerca un compromesso sull'accordo nucleare

Il presidente Usa: nessuna concessione alla Corea del Nord. Il leader francese "fiducioso" sui dazi. Il ministro iraniano degli Esteri Zarif: "C'è un deficit di dialogo"
AP

Uno ha fatto la voce grossa. L'altro ha preferito toni più pacati per continuare a coltivare la sua relazione speciale con il padrone di casa e allo stesso tempo portare avanti gli interessi dei partner della Ue. Si inquadrano così i colloqui tra Donald Trump ed Emmanuel Macron sull'Iran.

iStock

Da sempre il Nasdaq è sinonimo di Ipo tecnologiche. Ma nell'ultimo anno la supremazia dell'exchange è minacciata dal New York Stock Exchange, che nel marzo 2017 ha visto il debutto in borsa della app Snapchat e all'inizio del mese in corso quello del servizio di musica in streaming Spotify. In vista delle quotazioni di giganti come Uber e Airbnb, Wall Street si domanda chi l'avrà vinta tra i due exchange.

Amazon

Non solo presso il portiere o dentro la propria abitazione. Amazon si mette a fare consegne anche dentro l'auto dei propri clienti a cominciare da 37 località Usa.

I democratici fanno causa a Russia, Trump e WikiLeaks

Il Comitato nazionale democratico li accusa di aver cospirato contro Clinton alle elezioni presidenziali dello scorso anno
Hillary Clinton

Il partito democratico statunitense ha deciso di fare causa alla Russia, allo staff elettorale di Donald Trump e a WikiLeaks, che avrebbero cospirato contro Hillary Clinton alle elezioni presidenziali statunitensi del 2016.

Gli Usa ammorbidiscono i toni su Rusal, tonfo dell'alluminio

Slitta di quasi 5 mesi la scadenza entro cui le aziende, anche europee, devono tagliare i ponti con il colosso russo sanzionato. Nel frattempo Washington studia se rimuovere le sanzioni, ma Deripaska deve cederne il controllo

Gli Stati Uniti hanno parzialmente accontentato gli alleati europei facendo slittare di quasi cinque mesi al prossimo 23 ottobre la scadenza entro la quale gli investitori devono tagliare i ponti con il russo United Company RUSAL, il secondo produttore al mondo di alluminio.

Furgone sulla folla a Toronto, 10 morti. Per ora nessun legame con il terrorismo

Lo ha confermato la polizia. Arrestato il sospetto: un 25enne senza precedenti. Sembra abbia agito "intenzionalmente"
AP

Con ogni probabilità si è trattato di un atto volontario in cui sono state uccise 10 persone e ne sono rimaste ferite 15. Un uomo alla guida di un furgone bianco preso a noleggio ha investito diverse persone, entrando in due aree pedonali di Toronto in Canada. I testimoni oculari sostengono che l'uomo abbia cercato di colpire i pedoni uno a uno, mentre secondo le prime ricostruzioni l'autore viaggiava a 50 chilometri orari ed ha percorso quasi due chilometri.

Wall Street, settimana di trimestrali

Attenzione rivolta soprattutto ai dati delle grandi aziende tech, a partire da Alphabet (Google) e Facebook
iStock

Volkswagen verso il ritorno al mercato obbligazionario Usa, prima volta da scoppio dieselgate

Secondo una fonte del Wsj, potrebbe vendere titoli a debito per 1,5-2 miliardi di dollari nel 2018

Per la prima volta dallo scoppio dello scandalo emissioni, nel settembre 2015, Volkswagen sta valutando un ritorno al mercato obbligazionario americano. Per il gruppo automobilistico tedesco quel ritorno sarebbe simbolo del suo rilancio di successo. Ma come scrive il Wall Street Journal, l'azienda ha ancora lavoro da fare per riconquistare la fiducia degli investitori.