Banche Usa: nel primo trimestre 2018 utili record

Profitti a quota 56 miliardi di dollari, un rialzo del 27,5% sui primi tre mesi del 2017
AP

Nel primo trimestre del 2018 gli utili netti delle principali banche americane hanno raggiunti i 56 miliardi di dollari, un rialzo del 27,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta di un record visto che il precedente massimo risale al secondo trimestre del 2011, quando si arrivò a 48,1 miliardi. Lo ha comunicato la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l'agenzia americana indipendente che garantisce i depositi bancari e secondo cui il miglioramento è dovuto a ricavi operativi in aumento (+8,3% a 198,8 miliardi di dollari) e ad aliquote fiscali più basse.

Senza la riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale e tanto caldeggiata dal presidente Donald Trump, i profitti trimestrali sarebbero stati pari a 49,4 miliardi di dollari, il 12,6% in più sul periodo gennaio-marzo dello scorso anno. La Fdic ha fatto notare che oltre l'80% delle banche di cui garantisce i depositi ha registrato nel periodo ricavi in rialzo anno su anno, merito degli introiti generati dagli interessi legati all'aumento dei prestiti concessi.

Il numero di istituti di credito finiti nell'elenco che comprende quelli problematici è sceso a 92 da 95 nel trimestre; si tratta del numero più basso dal primo trimestre del 2008. Tra gennaio e marzo non c'è stato alcun fallimento.

Come spiegato in una nota da Martin J. Gruenberg, presidente della Fdic, "il settore bancario ancora una volta ha messo a segno risultati positivi nel trimestre". Gruenberg ha tuttavia messo in guardia. "Con l'attuale espansione [economica] nella sua fase finale, il settore deve essere preparato a gestire un inevitabile declino, in qualunque momento possa verificarsi, al fine di evitare che il sistema finanziario vada in tilt e di alimentare i prestiti durante il ciclo economico". Inoltre, "un periodo esteso di tassi di interesse bassi e un contesto sempre più competitivo ha portato alcune istituzioni ad andare a caccia di rendimenti. Questo ha portato a una maggiore esposizione ai rischi di credito, di liquidità e legati ai tassi di interesse". Tutti questi rischi, ha concluso Gruenberg, devono essere attentamente monitorati.

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