Bannon cacciato da Breitbart News dopo scontro con Trump su libro controverso

Costretto alle dimissioni da alcuni finanziatori del sito dell'alt-right sulla scia dei botta e risposta provocati da 'Fire and Fury'
AP

Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump, lascerà la sua posizione di executive chairman di Breitbart News. Lo ha annunciato il sito dell'alt right americana. L'addio di Bannon - che è stato forzato da una delle principali finanziatrici del sito e di Bannon, Rebekah Mercer - arriva dopo la scomunica da parte del presidente americano del suo ex braccio destro, reo di avere rilasciato dichiarazioni pesanti nel libro 'Fire and Fury: Inside the Trump White House' di Michael Wolff.

Inutile è stato il mea culpa e il chiarimento di Bannon, offerto come un ramo di ulivo nella speranza di ricucire i rapporti con Trump. Nel libro aveva definito "sovversivo" e "antipatriottico" un incontro avvenuto in piena campagna elettorale alla Trump Tower tra russi che sostenevano di avere informazioni compromettenti su Hillary Clinton (allora candidata democratica alle presidenziali) e - tra gli altri - il figlio di Trump, Donald Jr. L'inquilino della Casa Bianca andò su tutte le furie e rispose attaccando: "Quando è stato licenziato (lo scorso agosto, ndr), non ha solo perso il suo lavoro, ma anche la testa".

Bannon ha poi chiarito che con quelle parole non si riferiva Donald Jr - considerato un "patriottico" e un "brav'uomo" - ma a Paul Manafort, allora alla direzione della campagna e anche lui presente all'incontro. Dopo avere raddrizzato il tiro, la Casa Bianca è rimasta comunque impassibile continuando a considerare il libro come pieno di "falsità" e Bannon come qualcuno per cui non c'è alcuna possibilità di ritorno.

Nella nota pubblicata da Breitbart News è stato spiegato che ci sarà una transizione tranquilla, senza alcuno strappo. "Steve è una parte di valore della nostra storia e gli saremo per sempre grati per il suo contributo e per quello che ci ha aiutati a raggiungere", ha scritto il direttore di Breitbart, Larry Solov. Bannon ha detto di essere felice dei risultati raggiunti in un periodo di tempo così breve in cui "è stata creata una piattaforma di rilievo mondiale".

L'uscita di scena, lascia l'ex stratega di Trump senza finanziamenti e senza una piattaforma per sostenere i candidati dell'alt-right. Resta da capire come e se Bannon trovedà fondi per il progetto volto a presentare suoi candidati alle primarie repubblicane in diversi collegi cercando di battere l'establishment del partito, come aveva fatto con Trump. Rebekah Mercer e suo padre, l'hedge-fund miliardario Robert, avevano già deciso di smettere di finanziare Bannon, scegliendo di schierarsi dalla parte del presidente nello scontro provocato da un libro in cui si insinua anche che Trump ha problemi di salute mentale. Trump ha risposto autodefinendosi un "genio stabile" e sostenendo che i media lo stanno trattando come fecero con Ronald Reagan.

Bannon aveva lasciato Breitbart nell'agosto del 2016 per diventare il capo della campagna elettorale di Donald Trump. Poi, dopo la vittoria di Trump, era diventato suo stratega alla Casa Bianca, posizione da cui era stato licenziato dallo stesso Trump lo scorso agosto. A quel punto fece ritorno al sito.

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