Bannon: il movimento #MeToo sarà più grande del Tea Party

L'ex stratega di ultra destra del presidente Trump: è un "movimento anti-patriarcato"
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Steve Bannon torna a farsi sentire dando una sorte di endorsement al movimento #MeToo, nel quale non ha di certo fan visto che ha sostenuto la candidatura di Ray Moore alle elezioni speciali in Alabama del 12 dicembre 2017 nonostante il candidato repubblicano fosse accusato di avere molestato minorenni quando era trentenne.

L'ex stratega del presidente americano Donald Trump - cacciato nell'agosto 2017 - ha spiegato in una intervista a Bloomberg News che il movimento contro le molestie sessuali continuerà a crescere facendo precipitare sfruttatori e coloro che abusano del proprio potere. Per lui non si tratta semplicemente di #MeToo, rinato dopo le accuse imbarazzanti che hanno travolto il mondo dei media, del cinema e della politica. Per il conservatore di ultradestra silurato anche dal sito Breitbart per l'apparente attacco al figlio di Trump fatto nel controverso libro "Fire and Fury" di Michael Wolff, si tratta di un "movimento anti-patriarcato", che avanzerà "come il Tea Party, solo in modo molto più grande".

Facendo il verso al fondo per il sostegno legale a donne che sono state vittime di molestie sul posto di lavoro, Bannon ha aggiunto: "Time's up (il tempo sta per finire) per 10.000 anni di storia. Sta succedendo. E' reale".

Bannon ha fatto notare che "le sette storie più importanti riguardano uomini che sono stati fatti saltare in aria. E non sono di peso minore". Il riferimento apparente era a personalità del calibro di Charlie Rose, volto del giornalismo americano autorevole, e di Harvey Weinstein, il produttore cinematografico finito dalle stelle alle stalle dopo essere stato travolto da accuse di abusi, molestie e stupri.

Che Bannon preveda l'ascesa di un simile movimento forse sorprende. Tanto più che anche lui fu accusato di avere attaccato la moglie. Per le donne che sostengono #MeToo e Time's Up è tuttavia una bella previsione.

Nell'intervista a Bloomberg News, il cui autore ha visto con lui il primo discorso sullo stato dell'unione di Trump, Bannon ha spiegato che secondo lui la Casa Bianca ha ammorbidito le sue posizioni in tema per esempio di immigrazione perché teme che il presidente perda consensi tra le donne bianche: per lui "sono in caduta libera". L'ex stratega di Trump - di cui ha diretto gli ultimi mesi della campagna elettorale - si è persino espresso sulla scelta d'abito di Melania Trump durante quel discorso. Mentre le deputate democratiche si erano presentate all'appuntamento vestite di nero, la first lady aveva indossato giacca e pentaloni bianchi. Una scelta, questa, per cui aveva optato tante volte durante la campagna elettorale la rivale democratica di Trump, Hillary Clinton, in onore delle suffragette che tanto si sono battute per il diritto di votare. "Ha indossato il bianco delle suffragette", ha tuonato Bannon.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

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La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.