Bannon, Scaramucci, Comey: tutte le teste cadute alla Casa Bianca

In sei mesi Donald Trump ha cacciato sei persone dal suo governo

Lo stratega capo Steven Bannon è solo l’ultimo di una serie di vittime della Casa Bianca di Donald Trump, che ha fatto fuori esperti, funzionari e collaboratori a un ritmo che non si vedeva da anni. Molti media hanno accusato il presidente americano di usare al governo lo stesso stile di un reality show come The Apprentice, che ha condotto per anni, con colpi di scena e cambiamenti improvvisi. Di seguito la lista, incompleta, delle persone messe alla porta nell’ultimo anno.

Steven Bannon Dall'agosto del 2016 aveva preso la guida della campagna elettorale di Trump. Bannon, ex capo del giornale di destra Breitbart, è uscito oggi dalla Casa Bianca dopo che nelle ultime settimane le tensioni e gli scontri interni erano diventati sempre più evidenti. Bannon rappresenta l'ala intransigente di destra nazionalista e populista con cui Trump era riuscito ad andare al governo.

Anthony Scaramucci Il finanziere newyorchese detiene il record: dieci giorni alla guida della comunicazione della Casa Bianca, prima del suo licenziamento voluto da Trump su consiglio del nuovo capod i gabinetto, John Kelly. A squalificare Scaramucci è stato lo scontro mediatico con un altro ex, Reince Priebus, che Scaramucci, in un’intervista da linguaggio molto colorito carpitagli dal New Yorker, ha definito “un f…. paranoico” e ha accusato di essere il colpevole delle fughe di notizie che affliggono l’amministrazione.

Reince Priebus L’ex capo di gabinetto della Casa Bianca ha lasciato il suo posto il 28 luglio, dopo sei mesi alla guida (o forse più al servizio) del team di Trump. Priebus – che è stato sostituito da Kelly – è stato uno dei pochi veterani del Grand old party ad entrare nell'amministrazione: prima dell’incarico era a capo del partito repubblicano. Tuttavia non è riuscito a imporsi, lasciando forse troppo spazio a figure di rilievo come la figlia di Trump, Ivanka, e suo marito, Jared Kushner, entrambi consiglieri del presidente. La sua cacciata coincide anche con il fallimento della riforma sanitaria al Senato.

Sean Spicer Il portavoce di Donald Trump ha deciso di lasciare il suo incarico il 21 luglio, questa volta decidendo liberamente, a causa dell’arrivo di Anthony Scaramucci alla Casa Bianca. Aveva lasciato senza parole i giornalisti esordendo il giorno dopo l’inaugurazione di Trump con una descrizione della “folla più grande mai vista a un insediamento, punto, sia di persona sia nel globo”. In tutto il suo incarico è durato sei mesi, nei quali le sue imitazioni hanno conquistato i principali programmi televisivi comici americani.

James Comey L’ex direttore dell’Fbi è durato tre anni e otto mesi nella sua posizione, ma solo quattro mesi sotto l’amministrazione Trump. Il presidente ha deciso di licenziarlo il 9 maggio, ufficialmente per aver gestito male l’indagine sulle mail rubate da un gruppo di hacker a Hillary Clinton. In realtà Trump subito dopo si è contraddetto, rivelando che la vera causa è stata l’indagine sui rapporti tra l’intelligence russa e la campagna elettorale di Trump. Comey infatti non avrebbe ceduto alle richieste di Trump di chiudere l’indagine.

Michael Flynn Il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn è stato costretto a lasciare il suo incarico il 14 febbraio, dopo 23 giorni. La decisione ha anche questa volta a che fare con il Russiagate. Flynn infatti ha avuto alcuni colloqui con l’ambasciatore russo in Usa, Sergei Kislyak, ma ha negato (mentendo anche al vicepresidente Usa, Mike Pence) di averlo incontrato.

Sally Yates è stata alla guida del dipartimento della Giustizia nel periodo di transizione, prima che venisse nominato e confermato Jeff Sessions. Yates, nominata come vice al dipartimento da Barack Obama, è stata cacciata il 31 gennaio dopo che ha espresso il suo parere contrario al bando degli ingressi dai Paesi musulmani voluto da Trump. Yates aveva anche avvertito la Casa Bianca delle menzogne di Flynn sui suoi incontri con i russi. Il suo incarico è durato 10 giorni.

Preet Bharara Il procuratore generale di New York, Preet Bharara, è stato licenziato l’11 marzo dopo sette anni e sette mesi nella sua posizione, solo due dei quali sotto Trump. Secondo l’amministrazione la scelta è stata fatta senza alcun secondo fine, per rinnovare una serie di posizioni, in tutto 46 negli Stati Uniti. Il partito democratico e alcuni media Usa, tra cui ProPublica, sostengono che Trump abbia cacciato Bharara perché stava lavorando a una indagine sul denaro che Trump avrebbe ricevuto dall’estero.

Paul Manafort È stato il capo della campagna elettorale di Trump fino al 19 agosto, quando è stato cacciato lasciando il posto a Steve Bannon, attuale consigliere del presidente americano. Manafort è riuscito a mantenere il suo ruolo per tre mesi. La decisione di cacciarlo non è mai stata spiegata formalmente. In realtà il consulente avrebbe ricevuto denaro di nascosto per rappresentare gli interessi della Russia in Ucraina e negli Stati Uniti.

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