Becky Hammon, la vice di Popovich che vuole diventare la prima allenatrice nella storia dell'Nba

Ex giocatrice, dal 2014 è tra gli assistenti del coach dei San Antonio Spurs. È stata la prima a diventare 'assistant coach' nella lega maschile e ora punta al grande obiettivo
Ap

Becky Hammon è stata una pioniera, diventando la prima donna 'assistant coach' nella Nba, ottenenendo il ruolo nei San Antonio Spurs, nel 2014. Molti commentatori sportivi, ora, credono che sia pronta per infrangere un'altra barriera, diventando la prima 'head coach' della lega.

Lo scorso mese, il Commissioner della Nba, Adam Silver, ha detto alla Espn che è una sua responsabilità assicurare che una donna diventi allenatrice capo al più presto e il coach degli Spurs, Gregg Popovich, tra i più conosciuti ed esperti, ha detto che Hammon è pronta per assumere il massimo incarico da allenatrice. Al momento, lei si concentra sulla stagione in corso, con gli Spurs che hanno battuto i Memphis Grizzlies nel primo turno dei playoff e ora affronteranno gli Houston Rockets nelle semifinali della Western Conference.

Ex stella del basket femminile statunitense, al college e nella Wnba - la lega professionistica – Hammon, 40 anni, non ha la statura tipica di una giocatrice, visti i suoi 170 centimetri di altezza, ma ha sempre praticato questo sport, di cui il padre era un allenatore a livello amatoriale.

Ha sviluppato l'aspetto mentale e strategico del gioco, consapevole dei suoi limiti fisici, avvicinandosi già da giocatrice alle caratteristiche tipicamente da allenatore. Dopo essere diventata la giocatrice più decorata nella storia della Colorado State University, ha firmato il suo primo contratto da professionista nel 1999, per la New York Liberty. Il suo inizio tra le professioniste, però, non è stato facile. Nel 2007, poi, il trasferimento alle San Antonio Stars, dove le è stato dato il soprannome “Big Shot Becky”, per la sua capacità di segnare canestri decisivi nei momenti fondamentali delle partite.

Negli anni seguenti, ha fatto scalpore la sua decisione di diventare cittadina russa per giocare alle Olimpiadi del 2008, alle quali vinse il bronzo, in un'edizione vinta, come sempre, dagli Stati Uniti (oro alle ultime sei edizioni). Avrebbe naturalmente preferito giocare per il suo Paese di nascita, ma non le era mai stata offerta una possibilità. “Arrivi a un punto in cui, per qualsiasi ragione, la porta è semplicemente chiusa e non avevo modo di aprire quella porta” ha commentato al Wall Street Journal. “Così ho guardato dall'altra parte e la porta era aperta, e l'ho attraversata”. Hammon ha poi giocato per la nazionale russa anche alle Olimpiadi del 2012.

Nel 2013, complice un serio infortunio, ha cominciato a seguire gli allenamenti degli Spurs, offrendo i propri consigli a Popovich, un allenatore dai metodi inusuali. L'anno dopo, Popovich le ha offerto l'incarico di assistente, spingendo Hammon a lasciare la Wnba; lavora con altri cinque assistenti, tra cui l'italiano Ettore Messina. Tra i suoi incarichi, c'è quello di studiare le caratteristiche dei giocatori delle altre squadre, “ma non solo dei migliori sette – ha sottolineato - ma anche dei numero 14 e 15 in panchina”.

Ora non è più la sola 'assistant coach' donna nella Nba, visto che nel 2015 i Sacramento Kings hanno assunto un'altra ex giocatrice della Wnba, Nancy Lieberman. I pregiudizi nei confronti delle donne, però, restano: un conduttore radiofonico, Mike Francesa, ha scatenato polemiche dopo aver detto che non crede che vedrà mai un'allenatrice capo nella Nba o in un altro sport professionistico maschile, aggiungendo che Hammon “non ha alcuna possibilità di farcela”.

Hammon non è entrata nel dibattito, ma di certo punta in alto. Recentemente, ha rifiutato di diventare l'allentatrice della squadra femminile di basket dell'Università della Florida, un incarico certamente appetibile. “Il mio viaggio nella Nba non è ancora finito”.

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