Bezos vince la battaglia per il dominio ".amazon", America Latina sconfitta

Lo scontro era iniziato nel 2012. La decisione è stata presa dall'Icann, visto che la società di Seattle e i governi non hanno trovato un accordo
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La società Amazon ha ottenuto provvisoriamente il diritto di usare il dominio internet ".amazon", dopo una battaglia che va avanti da diversi anni contro otto governi latinoamericani che fanno parte di un'organizzazione per la tutela del bacino amazzonico. L'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), l'ente preposto a supervisionare i protocolli e gli indirizzi sul web, si è schierato a favore della società di Jeff Bezos, l'uomo più ricco del mondo, contro l'Amazon Cooperation Treaty Organisation (Acto), una coalizione di governi latinoamericani che reclamavano il diritto di usare il dominio ".amazon" in virtù della foresta amazzonica che si estende sui loro territori. La decisione dell'Icann, di cui parla il Financial Times, è ora sottoposta a un mese di commenti pubblici.

L'Icann si è detto soddisfatto dei compromessi proposti dal gruppo di Seattle, visto che le due parti non hanno saputo trovare "una soluzione accettabile per entrambi". Il gruppo ha promesso di non includere nei nomi dei domini associati ad .amazon delle parole che facciano riferimento alla cultura e all'eredità della regione dell'Amazzonia (bloccherà fino a 1.500 parole). Ai membri dell'organizzazione latinoamericana saranno assegnati nove domini a scopi non commerciali, "per evidenziare la cultura e l'eredità della regione"; non avranno, però, il diritto di veto sui nomi scelti da Amazon, perché farlo "darebbe loro l'autorità di decidere su nuovi prodotti e servizi Amazon ancora non lanciati". Ad aprile, il ministro degli Esteri brasiliano aveva detto che la proposta di Bezos "non affrontava delle importanti preoccupazioni" sollevate dall'Acto.

Amazon aveva richiesto l'uso del dominio nel 2012, quando l'Icann cominciò a permettere alle società di richiedere, a pagamento, delle estensioni personalizzate, da aggiungere a quelli nazionali (come .it per l’Italia) e che si andassero ad aggiungere a domini come .com, .edu e .org.

I Paesi amazzonici obiettarono. La decisione dell'Icann è una sconfitta per l'Acto, che aveva parlato di "monopolio di una società" e di "appropriazione" di "nomi geografici di Stati, senza il loro consenso". Durante i negoziati per trovare un accordo, Amazon avrebbe offerto ai governi di Brasile e Perù, che informalmente guidavano la resistenza della coalizione, Kindle e Amazon Web Services per un valore di 5 milioni di dollari. L'ambasciatore dell'Ecuador negli Stati Uniti, a marzo, disse che la coalizione "non sta cercando una compensazione finanziaria".

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