Bilancio provvisorio: ancora una volta Mitt sopravvive ma non trionfa

Finito lo scrutinio del "Supermartedì", comincia la conta dei delegati: la partita non è chiusa

Depositato il polverone della nottataccia del Supermartedì, si comincia ora a ragionare sul “vero” risultato: ossia la assegnazione dei delegati alla convention nazionale di Tampa.
Se prescindessimo dalla conta dei delegati, potremmo dire che stanotte Romney ha vinto alla grande: ha vinto nella maggioranza deli Stati in cui si votava (sei su dieci), ha vinto la sfida politicamente più significativa (quella in Ohio, anche se di pochissimo), ha vinto la maggioranza del voto popolare.
Questi dati ci dicono qualcosa: ci dicono che quella di stanotte è per Romney una vittoria, quanto meno nel senso che ha evitato il peggio. Se ad esempio avesse perso in Ohio, oppure se non avesse vinto nella maggioranza degli Stati, la sua candidatura sarebbe precipitata in avvitamento.
Però è una vittoria senza sorprese: se ad esempio Romney avesse vinto anche in Tennessee, dove gli ultimi sondaggi non davano del tutto per scontata una sua sconfitta, avrebbe dimostrato di essere competittivo anche nel Sud conservatore. Non c'è stato invece nessun colpo di scena di questo genere; e quindi tocca mettere da parte le suggestioni e ragionare con il pallottoliere.
Alla fine infatti è la conta dei delegati a determinare la candidatura, ed è quindi alla luce di questa conta che va letto il risultato di oggi, per capire se per Romney si è trattato solo di sopravvivenza o di qualcosa di meglio.

E qui le cose si complicano, perché quella dei delegati è una spartizione che avviene in parte con metodo proporzionale, in parte con il maggioritario ma applicato non allo Stato nel suo complesso bensì ai singoli collegi elettorali. Non di rado si procede con un metodo ibrido che combina entrambi i sistemi. Alla fine di questa cabala, la spartizione che ne risulta e questa qui:

In Ohio, dove si disputava la competizione politicamente più significativa, Romney risulta vincitore di un solo punto percetuale – 38% contro il 37 di Santorum – e quindi il risultato andrà valutato una volta assegnati tutti i delegati, sia in base alla distribuzione dei voti sul territorio (la vittoria di Romney appare pericolosamente concentrata nelle zone urbane, mentre in quelle rurali domina Santorum). Alla fine potrebbe uscirne una sorta di pareggio; per ora abbiamo 35 delegati assegnati a Romney e 21 a Santorum, ma ne restano da assegnare ancora dieci.

In Georgia, lo Stato che ieri assegnava il maggior numero di delegati e dove Gingrich era da tempo stra-favorito anche perchè si tratta del suo Stato di origine, Newt trionfa con oltre il 47%, Romney non raggiunge il 26 e Santorum si ferma poco sotto il 20. Il limite della vittoria di Gingrich è che questo è il solo ed unico Stato in cui ha vinto (niente sorpasso su Santorum, quindi, contrariamente a quanto era stato ipotizzato ieri da alcuni sondaggisti). Anche qui il bilancio è più che provvisorio perché 15 dei 76 delegati sono ancora da assegnare; per ora ne vanno 46 a Gingrich, 13 a Romney, 2 a Santorum.

Anche in Tennessee, il terzo premio in palio per numero di delgati, 15 devono ancora essere assegnati; per ora Santorum, vincitore con un lauto 37%, ne incassa 25, e Romney, fermo ad un misero 28%, se ne vede assegnare 10, solo due più di Gingrich che lo tallona al 24%.

In Virginia, dove competevano solo Romney e Ron Paul poiché gli altri non erano riusciti a presentare le firme necessarie alla candidatura, è finita 59,5% per Romney contro 40,5% per Paul; il winner-take-all sui collegi e il “premio di maggioranza” per Romney che ha superato il 50% portano però ad assegnare 43 dei 46 delegati in palio a Mitt, lasciandone appena 3 al vecchio Ron.

In definitiva, sommando il risultato di questi quattro Stati a quello degli altri sei in cui si è votato ieri, il bilancio complessivo – decisamente provviosorio, però - del Super Tuesday è per ora il seguente: Romney ha totalizzato 211 delegati, Santorum 84, Gingrich 72 e Ron Paul 22.

Sommando i delegati assegnati in queste ore con quelli che ciascun candidato aveva già conquistato nelle primarie precedenti, la situazione attuale è questa: Romney è min testa con 415 delegati, Santorum è molto staccato con 176, Gingrich insegue Santorum con 105 e Ron Paul coltiva la sua nicchia con 47.

Considerato che la partita si chiude quando un candidato si assicura almeno 1144 delegati - quasi il triplo di quelli che Romney può vantare stamattina - per ora l'unica conclusione che si può già scrivere nella pietra è quella di Bill Kristol: "non finisce qui".