Bloccata anche la seconda versione del 'muslim ban'. Trump attacca

Lo ha decisio un giudice federale delle Hawaii. Viola la Costituzione praticando di fatto una discriminazione religiosa. Per il presidente è un abuso di potere senza precedenti. Prepara la battaglia per portare il caso alla Corte Suprema

Doveva entrare in vigore quando in Italia erano le cinque del mattino di oggi, 16 marzo, e invece la seconda versione del 'muslim ban' voluta dal presidente americano Donald Trump è stata bloccata a livello nazionale da un giudice federale delle Hawaii. L'idea è che la sospensione per almeno 90 giorni degli ingressi in Usa di cittadini di sei nazioni prevalentemente musulmane (Libia, Iran, Somalia, Sudan, Siria e Yemen) non è altro che una discriminazione religiosa che viola la Costituzione americana. La mossa del giudice Derrick Wats - eletto dal 44esimo presidente Usa Barack Obama - è temporanea ma rappresenta un colpo duro per l'amministrazione Trump. Anche questa volta non è escluso un braccio di ferro tra giudici e presidente.

La reazione di Trump
La reazione di Trump non si è fatta infatti attendere: la decisione del giudice delle Hawaii è secondo lui un "abuso di potere senza precedenti". Per questo il presidente intende portare il caso fino alla Corte Suprema (ma prima deve garantirsi l'elezione del giudice mancante che vuole lui): "Vinceremo, credetemi", ha detto in un comizio a Nashville pensato per intensificare la battaglia per l'abrogazione della "orribile e disatrosa" Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Obama nel 2010.

Trump non ha fatto altro che ribadire la linea della sua amministrazione: "Nella Costizione c'è scritto che un presidente - sia uomo o donna, basta che non sia Hillary Clinton - usi il suo potere quando lo ritiene necessario per proteggere il Paese". Per questo, è la tesi, lui può arrivare a decidere di vietare a certi stranieri di entrare nella nazione. "Non credete la decisione del giudice sia stata presa per ragioni politiche? Questa decisione ci fa sembrare deboli, ma non lo siamo più con me. Porteremo il caso alla Corta Suprema e vinceremo. Terremo al sicuro il popolo, credetemi".

Stando al miliardario di New York diventato leader Usa "il modo migliore per tenere lontani i terroristi è impedire loro di attaccare il nostro Paese è smetterla di permettere loro di metterci piede". Per questo ha promesso ai suoi fedeli che "non smetterò di lottare per la vostra sicurezza". Trump ha persino detto: "Torneremo al primo ordine esecutivo, è quello che volevo sin dall'inizio".

La decisione del giudice
L'ordine esecutivo del 6 marzo scorso con cui la Casa Bianca ha detto di volere garantire la sicurezza nazionale è stato bocciato per gli stessi motivi con cui anche la sua prima versione - quella del 27 gennaio - era stata sospesa da un giudice di Seattle (Stato di Washington) dando il via a una battaglia legale arrivata alla Corte d'Appello di San Francisco (che confermò temporaneamente quella decisione). Piuttosto che intensificare lo scontro sui banchi di tribunale, l'amministrazione Trump decise di correggere il tiro e modificare il decreto.

Il nuovo ordine esecutivo aveva rimosso l'Iraq dalla lista dei Paesi presi di mira per timore di un peggioramento delle relazioni con una nazione alleata nella lotta contro l'Isis; aveva deciso di trattare i rifugiati siriani come tutti gli altri (originariamente per loro l'ingresso in Usa era negato a tempo indeterminato e non solo per 120 giorni); precisava che il 'muslim ban' non si applicava alle persone dotate di visto o che sono residenti permanenti negli Stati Uniti. Dal testo, era stato anche eliminato il riferimento a un possibile trattamento speciale previsto per i cristiani.

Il giudice Wats non ha comunque creduto alla linea della Casa Bianca, secondo cui così come è scritto il nuovo ordine esecutivo non rappresenta un test religioso per chi è diretto negli Stati Uniti da buona parte del Medio Oriente. "State dicendo che dobbiamo chiudere gli occhi e fingere di non avere sentito la serie di dichiarazioni fatte in passato?", Wats ha chiesto retoricamente ai legali del governo nel corso di un'audizione avvenuta ieri prima della decisione.

Un nuovo attacco alla magistratura rende particolarmente difficile la conferma della nomina da lui voluta di Neil Gorsuch a giudice della Corte Suprema. L'iter inizierà il 20 marzo prossimo. Di lui ha bisogno per avere una maggioranza conservatrice nel massimo organo giudiziario degli Stati Uniti.

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