Borders non regge la concorrenza di e-book e Internet

La catena che ha rivoluzionato il modo di compare libri in amministrazione controllata
Ha cambiato radicalmente il modo in cui gli americani compravano libri, ma non è riuscita a tenere il passo con la rivoluzione digitale. Con l'imminente richiesta di amministrazione controllata, si scrive uno dei capitoli più tristi della storia di Borders Group, iniziata nel 1971 quando due fratelli, Tom e Louis Borders, aprirono un piccolo negozio di libri usati ad Ann Arbor. La favola del brutto anatroccolo diventato cigno (nel giro di un ventennio i fratelli Borders erano passati dal negozietto alla prima maxicatena americana di librerie) questa volta non ha un lieto fine: la società ha deciso di non rifinanziare il proprio debito e, con il Chapter 11, chiuderà centinaia di punti vendita (almeno un terzo degli attuali 674) e licenzierà migliaia dei suoi 19.500 dipendenti.

Eppure negli anni Novanta Borders aveva stravolto il rapporto tra libraio e cliente, introducendo l'idea che nello stesso posto si potessero trovare migliaia di titoli dei generi più disparati, le librerie fossero collegate tra loro e ovunque negli Stati Uniti si potesse avere lo stesso servizio del negozio del proprio quartiere. Ovunque negli Stati Uniti ci si sentiva a casa. Una rivoluzione copernicana, che però non ha resistito all'avvento di Internet, degli e-reader digitali, della tecnologizzazione di massa. Qualcuno dice che l'errore più grande è stato trasferire la gestione delle operazioni Internet su Amazon.com, il maggiore sito mondiale di acquisti online, accompagnato dallo scarso successo di alcuni progetti di espansione all'estero.

Borders, con l'amministrazione controllata, cercherà di evitare la liquidazione, ma per il momento è difficile cercare di indovinare il futuro della società (le passività potrebbero superare il miliardo di dollari). Nell'immediato, la catena di librerie dovrebbe ricorrere a un cosiddetto finanziamento “debtor in possession” (ha solitamente interessi alti e consente a una società in amministrazione controllata di rimanere proprietaria delle attività). Fondi per 450 milioni di dollari potrebbero arrivare da Bank of America e dalla divisione finanziaria di General Electric.

A pagare il prezzo più alto nell'amministrazione controllata saranno gli azionisti, compresi i finanzieri Bennett LeBow, amministratore delegato di Borders Group, e la Pershing Square Capital Management William Ackman i cui investimenti (rispettivamente 25 e 125 milioni di dollari) potrebbero andare completamente perduti (avevano una quota superiore al 30% alla fine dell'anno scorso).