Brasile: lo scandalo Temer manda in tilt i mercati. Lui non molla

L'ipotesi che esistano registrazioni in cui si sente il presidente brasiliano approvare l'esborso di tangenti per comprare il silenzio di un ex alleato ha mandato in tilt i mercati finanziari brasiliani mentre quelli americani sono rimasti a guardare: sono rimbalzati all'indomani del peggiore sell-off del 2017 ma si sono sbarazzati di titoli legati alla nazione sudamericana.

Michel Temer, colui che ha preso le redini del Brasile dopo l'impeachment di Dilma Rousseff, ha negato tutto e in un messaggio televisivo rivolto alla nazione ha detto che non si dimetterà: "Non ho nulla da nascondere", ha dichiarato spiegando di avere chiesto alla Corte Suprema l'accesso ai file che lo incastrerebbero. Gli investitori sembrano non credergli e intanto il massimo organo giudiziario brasiliano ha dato il via libera a un'inchiesta su Temer.

Dopo un'apertura in calo di oltre il 10%, l'indice Ibovespa si è attestato su ribassi intorno all'8%. Il real ha subito un tonfo di oltre il 7% contro il dollaro, arrivato a comprare 3,34 unità della valuta brasiliana. Un etf americano molto popolare tra gli investitori e che traccia l'andamento dell'azionario brasiliano ha subito un tonfo del 15% (si tratta dell'etf iShares MSCI Brazil Capped). Sempre a Wall Street, i titoli di aziende brasiliane sono stati scaricati a piene mani: è il caso di Petrobras, compagnia petrolifera statale già travolta da un mega scandalo corruzione, che al Nyse ha segnato una flessione di quasi il 17% o di Banco Bradesco (-18%), Vale (-6%) e Itau Unibanco Holding (-18%).

E' stato il quotidiano "O Globo" ad avere scritto che gli inquirenti hanno le registrazioni di un Temer che incoraggia il pagamento di mazzette all'ex speaker della Camera Eduardo Cunha, incarcerato lo scorso ottobre in attesa di un processo per corruzione e riciclaggio di denaro. La tesi, secondo il giornale, è che con le tangenti si voleva impedire a Cunha di siglare un patteggiamento nell'ambito del quale avrebbe potuto svelare informazioni compromettenti riguardanti Temer. L'autore delle registrazioni - e del versamento dei pagamenti - sarebbe Joesley Batista, presidente del colosso nazionale delle carni JBS, che così cercherebbe di ingraziarsi i procuratori. Temer chiede che quegli audio siano resi pubblici.

L'uscita di scena del presidente brasiliano, chiesta già ieri dai manifestanti pacificamente scesi in strada a San Paolo e Brasilia, rischia di mandare a rotoli ogni piano per rendere più competitiva l'economia del terzo maggiore mercato emergente al mondo. Anche l'addio alla recessione potrebbe fallire. Ad aprile il Fondo monetario internazionale aveva previsto un rialzo del Pil dello 0,2% quest'anno dopo un -3,6% nello scorso anno; la ripresa era vista accelerare l'anno venturo con un +1,7%. Ora si teme uno stop a qualsiasi iniziativa legislativa al Congresso e una fuga di capitali. In attesa di sviluppi, il presidente entrato in carica lo scorso agosto con il plauso dei mercati ha ricevuto la sentenza degli investitori, almeno per oggi: sell, vendere.

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Fca Us

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Una causa legale ancora non è stata depositata dal governo Usa e, salvo sorprese, non ci sono indicazioni che lo sarà a breve nei confronti di Fiat Chrysler Automobiles. C'è chi interpreta così, ridimensionandole, le indiscrezioni di Bloomberg che ieri hanno provocato un calo del 3,7% del titolo Fca nel dopo mercato a Wall Street, ampliando la flessione registrata nel corso della seduta (-3,11% a 10,59 dollari) in una giornata per altro in cui la Commissione europea aveva annunciato l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli. Secondo Bloomberg, il dipartimento di Giustizia Usa già questa settimana potrebbe fare causa al gruppo guidato da Sergio Marchionne se - e solo se - dovessero fallire i negoziati da tempo in corso sulla violazione presunta delle leggi americane sulle emissioni. Fca punta a una soluzione "giusta" del caso.

AP

Proprio poco dopo la partenza di Donald Trump per il suo primo viaggio all'estero da presidente americano, nuove indiscrezioni in salsa russa sono emerse. Più o meno contemporaneamente il New York Times e il Washington Post hanno diffuso notizie che alimentano un caos a Washington che due giorni prima aveva innervosito gli investitori a tal punto da provocare il peggiore sell-off a Wall Street da inizio anno. Nel primo caso, si apprende che Trump ha spiegato ai russi che il siluramento del direttore dell'Fbi faceva venire meno la pressione su di lui nell'ambito del Russiagate; nel secondo, il giornare rivela che l'inchiesta sull'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali americane e sui possibili legami tra la campagna Trump e funzionari del Cremlino è arrivata fino alla Casa Bianca.

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